Le dichiarazioni del Ministro Scajola sui fondi da destinare alla banda larga hanno creato molta sorpresa. Eppure l’Italia è in cronico ritardo per quello che riguarda la diffusione delle tecnologie di connessione ad alta velocità, lo dicono da tempo i numeri (siamo sotto di due punti rispetto alla media europea per quello che riguarda la diffusione di Internet veloce) e molto probabilmente gli investimenti previsti non riusciranno a colmare il divario (se pensiamo che il fondo stanziato dovrebbe essere di 800 milioni di Euro a fronte dei 10 miliardi che la Francia investirà nei prossimi anni).
Internet veloce è un’infrastruttura essenziale per il nostro Paese: non vuole dire solo che sarà più facile collegarsi a Facebook o guardare i video su YouTube, ma anche più servizi pubblici per i cittadini, più opportunità di guadagno per le piccole e medie imprese e forse anche sessanta mila posti di lavoro.
In Italia il livello di penetrazione delle infrastrutture a banda larga e dei network di nuova generazione è estremamente basso rispetto agli altri paesi europei: il nostro Paese è sotto la media di EU27 per quanto riguarda la penetrazione di Internet veloce (molto più indietro rispetto a Francia, Inghilterra e Germania) e, nonostante siano stati fatti molti sforzi nell’aumentare la copertura DSL in tutto il territorio nazionale, nelle zone rurali i risultati non sono in linea con i Paesi più avanzati.
L’assenza di una vera concorrenza tra le varie offerte di connessione a banda larga conduce spesso al blocco ingiustificato o al deterioramento del traffico online. Una discriminazione di questo tipo viola i Principi Costituzionali e quelli fondamentali della Rete come la conosciamo oggi: apertura, trasparenza e libertà di scelta per gli utenti.
(http://googleitalia.blogspot.com/2009/11/internet-veloce-il-nostro-punto-di.html)
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