Licenziamenti improvvisi, comunicati via pec e senza alcun preavviso. È il caso che sta investendo il gruppo editoriale Citynews e che coinvolge direttamente anche la redazione di PalermoToday. Negli ultimi giorni diversi giornalisti hanno denunciato di aver ricevuto la comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro nel giro di poche ore, in alcuni casi subito dopo aver terminato il turno. Contestualmente, sarebbero stati disattivati gli accessi ai sistemi editoriali e rimossi i profili aziendali.
Secondo quanto riferito dal Comitato di redazione e dal sindacato Figec, le decisioni sarebbero state adottate senza alcun confronto preventivo con i rappresentanti dei lavoratori. Nel dettaglio, si contano circa 4 licenziamenti tra i dipendenti e una quindicina di collaborazioni interrotte o rimodulate, due dei quali riguardano proprio la redazione di PalermoToday.
“Tempi e modalità dell’azione lasciano sconcertati”, denunciano i rappresentanti dei giornalisti, sottolineando come le comunicazioni siano arrivate via pec con effetto immediato. Alla base dei tagli ci sarebbe un piano di contenimento dei costi legato alla situazione economica dell’azienda e a una sanzione Inps. Una scelta che ha sorpreso il Cdr: solo poche settimane prima, durante un incontro con l’azienda, era stato infatti assicurato che il piano di risparmio non avrebbe coinvolto il personale giornalistico.
Nel capoluogo siciliano la vicenda ha sollevato reazioni immediate. I due licenziamenti nella redazione di PalermoToday hanno suscitato preoccupazione tra istituzioni e sindacati, che temono un indebolimento dell’informazione locale. Solidarietà ai giornalisti coinvolti è arrivata anche da Assostampa e dall’Ordine dei giornalisti, che chiedono all’azienda di rivedere le proprie decisioni e garantire i livelli occupazionali. Il Comitato di redazione ha chiesto il ritiro dei licenziamenti e la sospensione del piano di riorganizzazione, annunciando possibili iniziative di mobilitazione e lo stato di agitazione della redazione.
La vicenda Citynews si inserisce in un quadro più ampio di crisi del settore editoriale, ma sono soprattutto le modalità – improvvise e senza confronto – ad aver acceso lo scontro tra azienda e giornalisti.
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