L’indagine del Senato americano sulle strategie fiscali dei big delle nuove tecnologie si avvia verso la fine. E si tradurrà probabilmente in ampia serie di raccomandazioni che giocheranno probabilmente un ruolo importante nelle trattative per la revisione del sistema di aliquote fiscali americano. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali l’indagine punta a chiarire le pratiche contabili con cui Apple e altri big hi-tech allocano ricavi e proprietà intellettuale fuori dagli Stati Uniti per ridurre le tasse che pagano negli Usa.
Apple è la società su cui si sono concentrate le indagini e Cupertino ha collaborato. Ma anche altri colossi sono finiti nel mirino della sotto commissione di indagine del Senato, fra queste Google, Hewlett-Packard e Microsoft. Apple – afferma il New York Times – in passato aveva fino al 70% dei profitti societari oltreoceano, dove le tasse sulle aziende sono in media più basse.
Secondo gli osservatori, tutte le aziende puntano a ridurre le tasse ma quelle hi-tech sono ben posizionate per farlo perché contano su un sistema di regole scritto per l’era industriale e non per l’economia digitale. Apple afferma in una nota di essere uno dei maggiori “contribuenti americani.
Conduciamo le nostre attività con i piu’ alti standard etici, e nel rispetto della legge e delle norme contabili. Nel 2012 abbiamo pagato 6 miliardi in tasse federali sul reddito”.
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