Con oltre 300 milioni di utenti, Twitter è un mostro di Internet che misura più o meno la metà di Facebook. Ma mentre il social network di Mark Zuckerberg quest’anno dovrebbe fruttare – soltanto in pubblicità – 3 miliardi e mezzo, la creatura inventata da Bizz Stone e Evan Williams raccoglierà i suoi miseri 100 milioni di dollari. Perché per il momento l’Uccellino ha immerso il becco nella pubblicità ma con un approccio poco invasivo. Ma le cose stanno cambiando.
Twitter prima ha cominciato a proporre quei “promoted tweets” che campeggiano sulla schermata del video al lato destro della normale “streamline” di ogni utente: proprio come alla destra di ogni ricerca che facciamo su Google compaiono le ricerche sponsorizzate. Poi ha offerto alle grandi marche la possibilità di venire etichettate “promoted accounts” per essere più facilmente identificate, durante quelle “discussioni” che costituiscono l’anima di Twitter, con dei tag, delle etichette particolari.
Adesso – come rivela il Financial Times – Twitter avrebbe incaricato una compagnia esterna, HootSuite, di curare gli aspetti tecnici della rivoluzione degli spot. I “promoted accounts” potranno mandare la loro pubblicità direttamente in linea: tra un messaggino della fidanzata e il dibattito su Obama. Bisogneraà vedere adesso se la nuova strategia pubblicitaria verrà sviluppata o verrà fermata come chiedono in coro tutti gli utenti del affezionati al social network.
Egidio Negri
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