Una lenta, inesorabile agonia. Purtroppo è difficile trovare altre parole per descrivere il momento delle tv locali. Di quel fenomeno che dalla metà degli anni 70 ha contribuito a cambiare il costume e il modo di fare comunicazione in Italia. Gli ascolti stanno calando. In alcuni casi, crollando. La tendenza è ovviamente più marcata in quelle regioni dove il passaggio totale al digitale terrestre c’è già stato.
Motivo? Nel mondo del digitale terrestre compaiono tanti nuovi canali ma le tv locali non si sono, tutte, attrezzate per tempo. Dando un’occhiata ai dati di ascolto di ottobre, gli unici big a non perdere ascolti rispetto a 12 mesi fa sono Telelombardia, stabile, e la toscana Sesta Rete, su del 5%. Per il resto, le cose vanno piuttosto male. In Veneto sia Telepadova sia Antennatre Nordest arretrano dell’8%. In Lombardia, detto di TI, vanno indietro sia Antennatre (del gruppo Mediapason, di cui fa parte pure TI), con un -15%, sia Telenova (-10%), che evidentemente non trae grossi benefici neppure dalla sua massiccia presenza nel mondo del digitale terrestre. Ma ci sono crolli ancor più clamorosi, come, per esempio, il -51% di Telereporter o il -19% di Canale 6. Telecapri e Tele A, in Campania, resistono (-5%), mentre il gruppo di Luca Montrone scende delF8% con la pugliese Telenorba e tiene con Tele due (-1%).
Gli esperti sono piuttosto drastici in materia: prevedono che, a regime, resisteranno solo due o tre tv per regione, mentre per le altre non vi saranno più risorse pubblicitarie sufficienti a tenerle in vita.
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