«Fosse stato per noi il digitale non l’avremmo scelto. Abbiamo fatto uno sforzo enorme per adeguarci e non nascondiamo le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare. Chi aveva una copertura importante ne ha beneficiato, chi ce l’aveva solo sulla carta è rimasto così». A sostenerlo è stato, ieri, Maurizio Giunco, vicepresidente della Federazioni radio televisioni (Frt), durante il convegno organizzato per i 25 anni dell’associazione.
Le tv locali hanno messo in evidenza due problemi. Il primo riguarda la Rai che, come ha spiegato Giunco «ha diritto a cinque frequenze, mentre nel Lazio ne ha nove e in Campania dieci. Siamo consci della corsia preferenziale del servizio pubblico, ma accaparrarsi troppe frequenze non va bene, l’emittenza privata in alcune regioni sparirà».
L’altra questione sollevata è legata alla numerazione del telecomando e al caso del nuovo canale Cielo di Sky per digitale terrestre, che doveva partire lo scorso 1° dicembre. «Ben venga un operatore che arricchisce l’offerta digitale», ha proseguito Giunco, «ma non si può prescindere dall’emittenza locale e occupare il canale 10.
L’Autorità definisca in modo chiaro il problema della numerazione automatica, tenendo conto che emittenti che non sono mai esistite non possono prendere spazi dove le tv locali lavorano da anni».
Sul piatto il presidente delle tv locali ha messo anche la questione degli affollamenti pubblicitari dei canali a pagamento: «Sono identici a quelli dei canali in chiaro, per di più con tariffe pari alla metà delle nostre. Il settore ha un fatturato annuo di 500 milioni, ma il passaggio al digitale ne costa 650-700. Mancano all’appello 70 milioni».
La risposta è arrivata dal viceministro alle comunicazioni Paolo Romani: «Sappiamo che al comparto servono 150 milioni: 88 sono già disponibili in Finanziaria, 62 verranno trovati».
(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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