Editoria

Il nuovo feudalesimo digitale: sovrani, valvassori e servi degli algoritmi

Internet era nato con una promessa: rendere la conoscenza accessibile a tutti, ridurre le distanze e costruire uno spazio aperto nel quale ciascuno potesse esprimersi e creare nuove opportunità. Un mondo libero, aperto, con più opportunità per tutti.

E, invece, è nato un nuovo feudalesimo. Sono cambiate le definizioni, non i concetti e neppure i rapporti di potere.

A descrivere le nuove classi sociali dell’economia digitale è il sociologo economico Vili Lehdonvirta, docente all’Università di Oxford, nel libro Cloud Empires. La classificazione proposta dallo studioso può essere riletta attraverso la struttura della società feudale.

I sovrani, al vertice della catena, sono i fondatori e i soggetti che controllano le grandi piattaforme tecnologiche: Jeff Bezos, Larry Page e Sergey Brin, Mark Zuckerberg, Elon Musk e gli altri signori che hanno in mano le chiavi del mondo digitale. Le loro società esercitano funzioni che un tempo appartenevano agli Stati: fissano le regole, riscuotono tributi, amministrano la giustizia interna e possono ammettere o espellere chiunque dai propri territori. Il loro potere spesso precede la capacità degli Stati di regolarlo. Prendono possesso di città storiche per festeggiare i loro matrimoni e dispongono di risorse economiche capaci di condizionare governi e opinione pubblica. I loro soldi conferiscono loro un potere che neanche gli imperatori del tempo avevano.

Sotto di loro ci sono i grandi feudatari, gli amministratori delegati e l’alta dirigenza che governano i feudi. Stabiliscono le imposte, pardon, le tariffe, amministrano la giustizia interna e decidono quali algoritmi possano assicurare maggiori guadagni ai loro sovrani. Talvolta le due figure coincidono: Zuckerberg e Musk sono, nello stesso tempo, sovrani e feudatari dei rispettivi domini.

I grandi feudatari si rapportano con i valvassori, ossia i grandi venditori di Amazon, gli influencer con milioni di follower, gli streamer più conosciuti, gli sviluppatori di applicazioni di successo e le imprese che hanno costruito una parte rilevante della propria attività sulle piattaforme. Sono uomini e donne di successo che guadagnano cifre incredibili, ma soltanto a condizione di rispettare le regole fissate dal feudatario nell’interesse del sovrano. Vivono in funzione di una concessione che può, con un semplice clic, svanire.

Ci sono poi i valvassini: i piccoli commercianti online, i freelance, gli sviluppatori indipendenti, i creator e gli influencer con un seguito limitato. Vivono grazie a una piccola porzione del web, che può garantire loro un reddito e alimentare la speranza di essere promossi a valvassori. La loro posizione è più a rischio di quella dei valvassori perché non hanno alcun rapporto con il feudatario. Sanno solo che devono rispettare le regole del signore e trasferirgli una parte dei loro ricavi.

Alla base della piramide troviamo due categorie distinte. La prima è costituita dagli utenti, i nuovi servi della gleba, diventati servi degli algoritmi. Ogni giorno consegnano ai valvassori e ai valvassini risorse e dati da trasferire al sovrano attraverso i grandi feudatari. Sono cittadini comuni che postano, che condividono, che sperano che il loro contenuto piaccia all’algoritmo e che, così facendo, contribuiscono a rendere più ricco il sovrano.

Lo fanno inconsapevolmente, anche se talvolta si pongono qualche domanda. Perché, dopo che mia moglie a cena mi ha chiesto una nuova aspirapolvere, il mio telefonino si è trasformato in un festival di offerte di Folletto, Dyson e Rowenta? Ma poi, preso dalle necessità della vita e dall’esigenza di preservare la pacifica convivenza, con un clic l’utente ne acquista una. E poco importa se deve pagarla a rate.

Ancora più in basso, o forse semplicemente nascosta agli occhi degli altri, si trova la seconda categoria: quella dei lavoratori invisibili. Sono coloro che cercano nel web di ritrovare il lavoro perso o una nuova opportunità. Moderatori, trascrittori, classificatori di dati, addetti all’addestramento dell’intelligenza artificiale, creatori di siti. Vivono con la speranza di essere i primi a comprendere le modifiche degli algoritmi, cercando continuamente di adattare e migliorare il proprio lavoro. Sanno, però, che la loro attività serve soprattutto a rendere il sovrano ancora più ricco e potente. Così come sanno che proprio il lavoro svolto oggi sta addestrando la tecnologia che glielo farà perdere domani.

La politica sta a guardare, perché è più semplice trattare con un sovrano, incontrare un feudatario e farsi intervistare da un valvassore, anziché sottoporre questi nuovi poteri alle regole della democrazia.

Siamo nel nuovo feudalesimo digitale.

Enzo Ghionni

Recent Posts

Saltato il closing con Olivetti Rason, Il Tirreno resta a Sae

Non se ne fa più niente: il quotidiano Il Tirreno rimane a Sae Toscana. Salta…

8 minuti ago

Edicole, la rivoluzione della sopravvivenza: i giornali non bastano più, tra Pokémon, collezionabili e nuovi servizi cambia il mestiere del giornalaio

Dalla Sicilia arriva una fotografia sorprendente del settore: mentre i quotidiani perdono terreno, crescono l'interesse…

9 ore ago

Intelligenza artificiale e giornali: i fatti sono liberi, i contenuti giornalistici no

Le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Maciej Szpunar, nella causa C-250/25,…

1 giorno ago

Circolare n. 53 del 04/11/2026 – Contributi sulle assunzioni 2025, pubblicato l’elenco dei beneficiari

Facendo seguito alla nostra circolare n. 07/2026 segnaliamo che con Decreto del Capo del Dipartimento…

1 giorno ago

Privacy e giornali, il lettore è diventato un prodotto: tra cookie, pubblicità e dati personali l’editoria rischia di perdere la fiducia del pubblico

Un tempo acquistare un quotidiano in edicola significava compiere un gesto semplice: scegliere il giornale,…

1 giorno ago

Libri digitali a metà prezzo: è la legge di bilancio la sede giusta?

La decisione del Governo di inserire nella prossima legge di bilancio l’obbligo per gli editori…

2 giorni ago