Editoria

Meta comincia a far pagare l’AI: Instagram, Facebook e WhatsApp entrano nell’era degli abbonamenti

L’intelligenza artificiale di Meta resterà gratuita, ma usarla molto comincia ad avere un prezzo. Con Meta One, il gruppo proprietario di Instagram, Facebook e WhatsApp sta trasformando alcune delle funzioni AI più avanzate in un servizio a livelli: l’esperienza di base delle piattaforme e Meta AI continuerà a non richiedere un abbonamento, mentre chi vuole generare più immagini e video, utilizzare più frequentemente gli strumenti creativi o accedere a funzionalità professionali dovrà scegliere uno dei nuovi piani. Meta One viene distribuito progressivamente a livello globale, comprende al lancio oltre 50 funzionalità e, secondo Meta, i piani introdotti finora hanno già raggiunto 15 milioni tra abbonamenti e periodi di prova.

La novità più interessante non è quindi che Facebook, Instagram o WhatsApp diventino a pagamento: le funzioni fondamentali rimangono gratuite. Meta sta piuttosto costruendo una divisione tra utilizzo normale e utilizzo intensivo dell’intelligenza artificiale. I pacchetti Core e Premium aumentano infatti la quantità di operazioni AI disponibili: più generazione e modifica di immagini, più video realizzati attraverso i modelli Muse, maggiore utilizzo di Restyle nelle Storie Instagram, effetti vocali e altri strumenti creativi. Meta non indica però una quantità universale di utilizzi gratuiti o premium: i limiti possono cambiare in base al Paese, alla funzione e alle condizioni del sistema. Su Instagram il meccanismo è già visibile in alcuni casi: una volta raggiunta la quota gratuita di elaborazioni AI, all’utente può essere proposto l’abbonamento Core oppure l’attesa fino al ripristino del limite.

In Italia i prezzi riportati al lancio partono da 2,49 euro al mese per WhatsApp Plus, mentre Instagram Plus e Facebook Plus costano 2,99 euro ciascuno. Il passaggio più significativo riguarda però i pacchetti trasversali: Meta One Core costa 6,99 euro al mese e Premium 20,99 euro. Core riunisce i vantaggi delle tre formule Plus e offre un utilizzo maggiore delle funzioni AI; Premium aumenta ulteriormente la capacità disponibile per la creazione di contenuti con l’intelligenza artificiale. Meta precisa comunque che prezzi, vantaggi e disponibilità possono variare in base a regione, applicazione e account.

È un passaggio industriale importante perché fino a oggi il modello economico delle grandi piattaforme social si è basato soprattutto sulla pubblicità. Meta monetizzava principalmente l’attenzione degli utenti; con Meta One comincia a monetizzare direttamente anche la capacità di calcolo richiesta dall’AI. Generare immagini, modificare fotografie o produrre video comporta infatti costi computazionali molto superiori rispetto alla semplice visualizzazione di un post. La strategia ricorda quella già utilizzata da numerosi servizi di intelligenza artificiale: una soglia gratuita per diffondere il prodotto e livelli a pagamento per chi ne fa un uso più intenso. Meta afferma che nei primi test più della metà degli abbonati ai pacchetti combinati ha utilizzato sia le funzioni AI sia quelle di personalizzazione, indicando Restyle e gli effetti vocali tra le caratteristiche che hanno contribuito maggiormente alle sottoscrizioni.

La strategia diventa ancora più interessante per creator, editori, professionisti e aziende. Meta One comprende infatti una seconda famiglia di abbonamenti professionali. Essential parte negli Stati Uniti da 14,99 dollari al mese e offre maggiore accesso a Meta Business Agent, verifica, protezione dall’impersonificazione e strumenti per rafforzare la presenza dell’attività; i livelli successivi aggiungono funzioni come programmazione delle Storie fino a 30 giorni, link nei post e nei Reel organici, analytics esportabili, informazioni più approfondite sul pubblico, accessi per i componenti del team senza condivisione della password e maggiori capacità su WhatsApp. Meta prevede inoltre di integrare Edits Plus, con maggiore spazio cloud e un assistente capace di analizzare gli insight di Instagram e suggerire idee per nuovi contenuti.

Per l’editoria questo passaggio merita attenzione perché Instagram, Facebook e WhatsApp non sono più soltanto canali sui quali distribuire articoli e raggiungere lettori. Stanno diventando ambienti nei quali produzione, distribuzione, analisi dei risultati, relazione con il pubblico e generazione AI possono essere venduti direttamente dalla piattaforma attraverso un abbonamento. Un editore o un creator potrebbe quindi trovarsi a utilizzare gratuitamente Meta per raggiungere il pubblico, ma a pagare per aumentare la capacità dell’AI, automatizzare parte delle attività, ottenere analytics più avanzati o utilizzare strumenti professionali di pubblicazione e gestione.

Meta One non sostituisce inoltre gli altri abbonamenti già esistenti. Va distinto sia da Meta Verified, legato principalmente alla verifica dell’identità e ad altri vantaggi del profilo, sia dalle formule europee senza pubblicità. Meta sta quindi costruendo diversi livelli di monetizzazione sopra piattaforme che rimangono accessibili gratuitamente: pubblicità, servizi premium, verifica, strumenti professionali e adesso maggiore capacità AI.

La direzione è probabilmente più importante dei singoli prezzi. L’intelligenza artificiale sta passando dalla fase in cui veniva offerta quasi indistintamente per conquistare utenti alla fase in cui le piattaforme iniziano a misurarne il consumo e a venderne una quantità maggiore. Meta AI resta gratuita, ma chi vuole produrre di più paga. Per editori, creator e aziende significa che una parte crescente degli strumenti necessari per competere nell’economia dei social potrebbe essere incorporata direttamente nelle piattaforme e distribuita attraverso abbonamenti.

Meta One segna quindi un cambiamento che va oltre Instagram o WhatsApp. Dopo aver costruito per anni un impero economico vendendo agli inserzionisti l’attenzione degli utenti, Meta sta iniziando a vendere agli stessi utenti e alle aziende anche la potenza della propria intelligenza artificiale. E se questo modello funzionerà, la domanda non sarà più soltanto quali funzioni AI rimarranno gratuite, ma quanto diventerà necessario pagare per non restare indietro rispetto a chi potrà utilizzarne molte di più.

Ivan Zambardino

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