Tra le dismissioni contenute nel piano industriale Telecom 2009-2011, spicca quella di Telecom Italia Media (Ti Media), holding che controlla a sua volta La7, Mtv e l’agenzia di stampa Apcom. Dunque, un grosso punto di domanda che si apre nell’asfittico e iper concentrato mercato editoriale nostrano: chi (dei soliti noti) proverà ad aggiudicarsi la lauta preda? E nondimeno una brutta sorpresa soprattutto negli studi di La7 che già erano stati coinvolti, nelle settimane scorse, da un piano di licenziamenti per 25 giornalisti sui 100 della redazione.
«Ora è più chiaro il mandato ricevuto dall’amministratore delegato di Telecom Italia Media, Giovanni Stella – accusa il segretario dell’Associazione stampa romana (Asr), Paolo Butturini – Non di rilancio di La7 si trattava, ma di un dimagrimento finalizzato alla vendita». «Non era meglio chiarire subito le strategie e raccontare esattamente come stavano le cose?». Ancora ieri al tavolo ministeriale – raccontano da Asr – l’azienda si prodigava a parlare di una ristrutturazione finalizzata al rilancio. Quasi in contemporanea, alla City di Londra, l’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, non usava giri di parole nell’annunciare la cessione di tutti gli asset non core, tra cui appunto la divisione Ti Media.
Duro anche il commento di Franco Siddi, segretario della Fnsi: «Abbiamo saputo che Telecom si appresta a vendere Ti Media. Se così fosse, si impone un immediato e profondo chiarimento sul piano industriale di Telecom, di cui chiediamo conto a Franco Bernabè». «Quando si tratta di vendere un’impresa che produce un bene speciale come l’informazione i giornalisti non possono essere ritenuti un semplice fattore di costo». (Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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