Il governo potrebbe applicare la norma sulla golden power per Telecom Italia. Parola di Carlo Calenda, Ministro per lo sviluppo economico, che ha lasciato l’intendere che l’Esecutivo potrebbe mobilitarsi per gli interessi nazionali. Vivendi, socio di Telecom al 23,4%, avrebbe dovuto notificare il controllo sul gruppo telefonico. Ma l’operatore francese, secondo le ultime notizie, starebbe per presentare un dossier a Palazzo Chigi, al fine di dimostrare che il controllo di Tim non è mutato. Le operazioni incriminate sono la delega di poteri operativi ad Arnaud De Puyfontaine, già ad di Vivendi, e la nomina di Amos Genish a direttore operativo. Per Vivendi tali mutamenti non determinano un cambiamento nella titolarità del controllo, ma si tratta di una semplice gestione amministrativa attiva. La difesa di Vivendi, approntata da giuristi come Sabino Cassese e Andrea Zoppini, si impernia sulla falsità del sospetto su un tentativo di controllo di fatto di Telecom. Le deleghe a De Puyfontaine, sottolinea Vivendi, non riguardano Sparkle o gli asset di sicurezza. E tra le facoltà attribuite a Genish, in virtù del suo nuovo ruolo, non ci sarebbero atti dispositivi di partecipazioni o rami di azienda. Il comitato per la golden power è chiamato a decidere entro 20 giorni. In molti pensano che la decisione del Governo potrebbe essere influenzata da quella della Francia di nazionalizzare i cantieri di San Nazaire.
Il golden power, previsto dalla legge 56/2012 (che ha aggiornato la disciplina contenuta nel dl 332/1994) , si applica a tutte le società operanti nei settori strategici della difesa e della sicurezza nazionale, nonché a quelle che possiedono asset strategici nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni. Gli atti societari potenzialmente idonei a incidere sulle attività strategiche vanno notificati al Governo, il quale ha l’obbligo di valutare la sussistenza di minaccia o grave pregiudizio per gli interessi nazionali. L’azione dell’Esecutivo può articolarsi in due tipi di misure: le condizioni prescrittive all’acquisto di partecipazioni e il veto all’adozione di delibere da parte di organi societari. Deve farlo in applicazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, evitando perciò azioni discrezionali fuori dal perimetro legislativo. Il golden power ha sostituito la golden share, la precedente forma di controllo statale sulle imprese a partecipazione pubblica, forse ancora più pervasiva dell’attuale assetto.
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