Editoria

Nord chiama Nord: il Sud resta fuori dalla notizia

L’informazione italiana dovrebbe raccontare quello che accade sui territori, in Italia e nel mondo. Ma dovrebbe anche interrogarsi su quanto la collocazione dei centri decisionali dell’editoria condizioni la scelta delle notizie. La crisi degli approvvigionamenti nel Mezzogiorno e la manifestazione degli autotrasportatori offrono un’occasione concreta per farlo.

E, invece, accade che il Meridione venga messo in ginocchio dallo sciopero dei trasporti, ma la notizia finisce ai margini. Il Tg1, per fare un non casuale esempio, non l’ha riportata fino a qualche giorno fa; gli altri telegiornali la trattano come una notizietta, per dirla alla De Luca, e i giornali nazionali le hanno dedicato dedicano qualche trafiletto. Fino a poche ore fa non si parlava di milioni di persone messe in ginocchio da questo sciopero; di cittadini alle prese con scaffali vuoti nei supermercati. E soprattutto senza benzina nei serbatoi. E nemmeno del rischio che quei serbatoi rimangano vuoti anche per le ambulanze, i tassisti, gli autobus, i camion per la raccolta dei rifiuti, le macchine delle pompe funebri. Tutti a parlare dei maranza a Milano, con il ministro competente (per modo di dire) che si occupa dei parà e dei droni.

Quando la situazione è diventata clamorosa, il registro è cambiato e nel racconto della protesta è entrato anche il tema delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, sempre utile per addossare al Sud ogni responsabilità per quanto accade. Eppure, si sa che le mafie vivono di commercio, di trasporto, di soldi che girano, di velocità nelle transazioni, di scaffali dei supermercati pieni dove girano i denari da riciclare. Questa volta, invece, intendono bloccare tutto: per quali ragioni, non si comprende.

Ma anche la scelta dei luoghi del confronto politico ha un valore. L’incontro con le rappresentanze dell’autotrasporto, inizialmente convocato per il 27 ottobre a Roma, è stato anticipato al 20 ottobre a Milano. Una scelta che dimostra la sensibilità della politica italiana rispetto al Mezzogiorno.

Il Sud trattato come una colonia: le cronache dei giornali sembrano quelle che descrivono un’isola infelice su un lontano continente, mentre in patria ci si occupa delle cose serie. Trent’anni di Lega, di assoluto predominio del Nord sul Sud, hanno spostato tutti i centri decisionali lontano dal Mezzogiorno. Si è arrivati persino a proporre di estendere a tutta l’Italia le semplificazioni della zona economica speciale, misura pensata per riequilibrare le disparità tra le aree del Paese. Il Mezzogiorno è diventato, a tutti gli effetti, una colonia. La questione meridionale si è trasformata da un problema storico ad un fenomeno del presente.

E in tutto questo pesa la debolezza del Mezzogiorno nei luoghi in cui si decide l’agenda dell’informazione nazionale. Non mancano giornali, giornalisti e voci autorevoli. Ma tutti i centri decisionali dell’informazione sono da Roma al Nord. Il Sud senza voce, non racconta, viene solo raccontato.

Nord chiama Nord: il rischio è che l’informazione nazionale finisca per considerare universale il punto di vista dei territori nei quali si concentrano proprietà e direzioni editoriali. Anche da qui passa il pluralismo dell’informazione: dalla capacità di riconoscere che l’assenza di un’editoria meridionale è un’emergenza italiana.

Enzo Ghionni

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