Testate come il manifesto, Avvenire, l’Unità, Secolo d’Italia, Liberazione, Europa, non potrebbero chiudere i bilanci dell’anno prossimo a causa del comma 62 dell’art. 2 della legge finanziaria che limita il diritto ai contributi agli stanziamenti iscritti sul bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri ma anche a causa della scarsa chiarezza nell’accesso al credito.
Le soluzioni possibili da parte del governo sono almeno due. O mette una toppa e guadagna tempo allontanando di due anni il taglio di Tremonti attraverso una modifica del decreto “milleproroghe”, attualmente in discussione in Commissione affari costituzionali al Senato. Oppure torna sui suoi passi (come non ha escluso un mese fa il sottosegretario con delega all’editoria Paolo Bonaiuti) cancellando il famigerato comma 62 dell’articolo 2 attraverso il “decreto sviluppo” che dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri entro gennaio.
Europa riportava ieri che nella maggioranza per ora circola un emendamento mezzo clandestino che ripristina il diritto ai fondi solo per gli organi di partito. Ma è un testo che secondo lo stesso quotidiano non ha ancora il via libera né dei ministri interessati (Tremonti e Scajola) né di palazzo Chigi.
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