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TAGLI ALLA STAMPA ESTERA. LA PAROLA A BONAIUTI (Corriere canadese)

Chiusa la partita delle Regionali con una sostanziale vittoria, il governo è chiamato ora ad aprire la discussione sulla riforma dell’editoria. È stata questa, infatti, la promessa fatta dal sottosegretario Paolo Bonaiuti dopo l’approvazione dei tagli alla stampa all’estero decisa con il via libera alla Camera e al Senato del decreto Milleproroghe.
Un provvedimento questo che ha decurtato del cinquanta per cento i fondi destinati ai giornali italiani nel mondo e alle radio e televisioni locali. Prima del voto l’esecutivo, incalzato dalle opposizioni, era parzialmente corso ai ripari, con il ripristino di dieci milioni di euro a favore dell’emittenza locale attraverso uno stanziamento previsto nel decreto Incentivi.
Questa decisione, accolta positivamente dai rappresentanti di categoria, ha costituito il primo passo concreto da parte del governo dopo l’approvazione all’unanimità in commissione Cultura di un parere di indirizzo in cui si chiedeva al governo il ripristino dei fondi tagliati dal Milleproroghe.
Ora a quel documento – non vincolante, ma di grande valenza politica proprio perché votato dai deputati della maggioranza e dell’opposizione – il governo deve dare un risposta.
Sul punto la linea dell’esecutivo, e in particolare del sottosegretario Bonaiuti, è sempre stata la medesima sin da fine febbraio: è necessario portare a termine una profonda ed incisiva riforma dell’editoria; serve la convocazione degli Stati Generali di categoria per ascoltare tutte le parti in causa; solo e unicamente in quella sede si potrà riaprire la controversa questione dei tagli alla stampa italiana all’estero.
E fin qui nulla da eccepire. Il problema – come peraltro aveva sottolineato il deputato Riccardo Levi durante un’intervista al Corriere Canadese – semmai è un altro: che la promessa del governo di avviare la discussione sulla riforma del sistema non venga mantenuta, e che il tema dei tagli alla stampa italiana all’estero venga messo da parte dall’esecutivo a favore di questioni con un maggior appeal politico.

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