Le liberalizzazioni arriveranno. La crescita anche. Nel giorno in cui il governo ha imposto la fiducia sul decreto salva Italia ritoccato, il premier Mario Monti ha chiesto la fiducia agli italiani. Nel turbinio di polemiche sui dietrofront della manovra, Monti ha promesso: quella sulle liberalizzazioni non è una resa. «Le resistenze che si incontrano», ha detto da ex commissario Antitrust, «per me non sono una novità. Spesso vengono superate non al primo colpo ma con una determinazione tenace». Poi ha chiarito: ora avete visto soprattutto il rigore, ma ci sono già una serie di misure intese a favorire la crescita: «ecco perché non abbiano toccato le aliquote Irpef e abbiamo cercato di attenuare il fisco su lavoro e imprese». Per Monti, poi, a pagare non sono chiamati i soliti noti, ma «nuovi noti». Il premier è sicuro che gli italiani «stiano capendo che i sacrifici sono necessari». Ora però vedono tagli, tasse e pensioni più lontane. E i partiti scalpitano. Per questo nella sera del 15 dicembre Monti è uscito dal colloquio di 40 minuti con Giorgio Napolitano con un solo obiettivo: chiudere in fretta la fase del bastone.
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