Lo squillo del telefono è diventato l’incubo degli italiani. A tutte le ore del giorno e della notte arrivano offerte commerciali di gestori di servizi, telefonia, energia elettrica, ma anche improbabili cure dentali o proposte di ogni genere. A volte parla un operatore, altre volte si ha a che fare soltanto con una voce registrata. I toni cambiano: alcuni operatori hanno un approccio gentile ed educato, altri partono subito con minacce relative a doppie fatturazioni, irregolarità amministrative o presunti mancati adeguamenti normativi.
Il risultato è che ormai non si risponde più ai numeri sconosciuti o a quelli provenienti dall’estero. Il cugino che non si sentiva da anni rischia di non avere una risposta o di sentirsi rispondere con un secco: “grazie, non mi interessa”. Ormai bisogna anticipare ogni telefonata con un messaggio WhatsApp o con un sms. È diventato un vero e proprio inferno telefonico, alimentato da un utilizzo aggressivo e spesso improprio dei numeri telefonici da parte dei call center.
Eppure, esiste un Registro pubblico delle opposizioni, al quale l’utente può iscriversi per chiedere di non ricevere telefonate commerciali indesiderate. Il registro è disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 2022, n. 26, attuativo dell’articolo 1, comma 15, della legge 11 gennaio 2018, n. 5.
Il punto è semplice: una disciplina esiste già, ma viene applicata in modo evidentemente inefficace. Chi scrive si è iscritto due volte al Registro delle opposizioni e questo articolo nasce dopo aver ricevuto nell’arco di una sola giornata circa dieci telefonate commerciali indesiderate.
Se una normativa esiste, dovrebbe esistere anche un soggetto incaricato di farla rispettare. In questo caso il riferimento è il Garante per la protezione dei dati personali, cioè un’Autorità indipendente dello Stato. Eppure il cittadino continua ad avere la sensazione che il sistema di tutela non riesca ad incidere realmente sul fenomeno.
Parlare oggi dell’autorevolezza di questa Autorità è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Ma condividiamo una riflessione.
La gran parte delle telefonate che riceviamo ogni giorno riguarda offerte commerciali relative ai servizi dei grandi operatori della telefonia o dell’energia: Tim, Enel e molti altri. Naturalmente queste società non effettuano direttamente le chiamate, ma si affidano a società esterne, spesso remunerate a provvigione sulla base dei contratti conclusi.
Ed è proprio qui il punto centrale della questione. Oggi il sistema sanzionatorio colpisce il soggetto che materialmente effettua la telefonata: piccole società, cooperative o strutture prive di una reale solidità patrimoniale. In questo modo, però, il costo della violazione rimane quasi sempre marginale rispetto al vantaggio economico che i grandi operatori ricevono dalle campagne commerciali.
La soluzione potrebbe essere molto più semplice di quanto si pensi: spostare il centro della responsabilità dal call center al soggetto per conto del quale viene effettuata l’offerta commerciale.
Se ricevo una telefonata illegittima finalizzata alla vendita di un contratto di telefonia o di energia, la responsabilità economica e sanzionatoria dovrebbe ricadere direttamente sul grande operatore che trae beneficio dalla proposta commerciale.
Se le grandi aziende rischiassero davvero sanzioni automatiche e significative per ogni chiamata effettuata in violazione delle regole, il fenomeno probabilmente si ridurrebbe nel giro di pochi giorni.
Finché invece il sistema continuerà a scaricare ogni responsabilità sui call center “usa e getta”, il risultato sarà sempre lo stesso: milioni di cittadini continueranno ad essere disturbati ogni giorno da telefonate indesiderate.
Le regole esistono già. Forse manca soltanto la volontà di applicarle colpendo davvero chi trae vantaggio economico da questo sistema.
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