L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha chiesto al governo ungherese di cambiare la sua attuale legge sui media. Secondo i parlamentari la norma non fissa le procedure che regolano la rivelazione delle fonti e non fornisce garanzia ai giornalisti a cui viene rivolta questa richiesta. Nel testo approvato oggi, l’assemblea esprime preoccupazione per i limiti all’esercizio della libertà dei media e al diritto dei giornalisti di non svelare le loro fonti fissati dalla nuova legge.
Ma l’Ungheria non è l’unico Paese in cui il diritto dei giornalisti viene violato. Nel rapporto approvato oggi a Strasburgo si menzionano 22 esempi di come le autorità di diversi Paesi, compresa l’Italia, hanno di fatto violato il diritto dei giornalisti alla segretezza delle fonti.
L’Assemblea domanda quindi all’organo esecutivo del Consiglio d’Europa di assistere gli Stati membri nell’analisi e nel miglioramento della loro legislazione, in particolare per quanto riguarda la revisione delle leggi sulla vigilanza, l’anti-terrorismo, la conservazione di dati e l’accesso agli
archivi delle telecomunicazioni, visti come un rischio per la segretezza delle fonti.
Nel documento viene poi ‘raccomandato’ al Comitato dei Ministri di redigere linee guida per le forze dell’ordine e i magistrati sul diritto dei giornalisti a non divulgare le proprie fonti. Infine, l’Assemblea sottolinea che il diritto dei giornalisti a non rivelare le loro fonti si applica anche alle fonti negli ambienti giudiziari; se le informazioni sono state rivelate illegalmente – si legge ancora nel rapporto – le autorità devono svolgere indagini interne piuttosto che chiedere ai giornalisti di svelare chi ha fornito le informazioni.
Egidio Negri
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