Categories: Giurisprudenza

STOP AL DDL INTERCETTAZIONI, AVANTI LA PRESCRIZIONE BREVE

Paradossalmente, il clamoroso scivolone del governo sull’articolo 1 del Rendiconto generale dello Stato ha tolto le castagne dal fuoco a Silvio Berlusconi sul fronte delle intercettazioni, “costringendo” la maggioranza a rinviare a data da destinarsi il voto sul provvedimento (in programma da oggi in aula), senza bisogno di architettare vie d’uscita acrobatiche per evitare l’incognita della conta e il rischio di imboscate.
Ieri sera, a palazzo Chigi, si sarebbe dovuto discutere di come uscire dal cul de sac in cui ci si è infilati con la decisione di inasprire il testo approvato nell’estate del 2010 in commissione. Il blackout sulle intercettazioni e la previsione del carcere per i giornalisti hanno infatti allontanato la prospettiva di un accordo con il Terzo Polo e creato malumori persino nel centrodestra. Né le aperture del relatore Enrico Costa (Pdl) sul carcere e su altri punti sono servite ad accorciare le distanze, anche perché sul blackout informativo il Pdl non intende fare marcia indietro né potrebbe senza perdere la faccia. Tant’è che Roberto Rao (Udc) parla di «falsa trattativa».
In questo quadro, andare al voto sarebbe un rischio, anche perché il 70% delle votazioni sugli emendamenti è a scrutinio segreto, compreso quello finale.
Che fare, allora, di fronte al muro dell’opposizione e ai maldipancia di numerosi esponenti del centrodestra? La decisione era stata rinviata appunto al vertice di ieri sera, sconvocato dopo il voto sul Rendiconto dello Stato. «Andiamo in ordine sparso», confidava uno dei partecipanti. Linea dura, secondo Niccolò Ghedini («Rinviare? neanche per sogno. Si va avanti con il nostro testo» diceva prima dello scivolone del governo); trattativista, secondo il ministro della Giustizia Nitto Palma, contrario alla fiducia e favorevole a una serie di modifiche nonché a «un dibattito sereno». Fatto sta che già ieri mattina si dava per scontato che oggi, in aula, il ddl avrebbe fatto una breve comparsa e poi sarebbe stato rinviato con qualche scusa. Poi è arrivato lo scivolone sul Rendiconto generale dello Stato: una manna per il partito del rinvio e per Berlusconi, che ora pensa solo alla «prescrizione breve». «Stasera credo proprio che si dovrà ragionare d’altro» ironizzava in Transatlantico uno dei partecipanti al vertice mancato. E intanto tirava un sospiro di sollievo. (ilsole24ore.com)

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