«È “fifty-fifty” mi diceva.
“Cinquanta e cinquanta.
A volte credo che Dio esista.
A volte no.
Vorrei credere nella vita ultraterrena.
Ma ho il timore che alla fine ci sia solo un tasto on-off.
Un clic, la luce se ne va.
E tu non ci sei più.
Per questo non mi è mai piaciuto mettere tasti di accensione sui prodotti della Apple”».
Walter Isaacson racconta al Corriere tormenti di Steve Jobs, il suo interrogarsi sull’aldilà.
È la prima intervista concessa a un giornale italiano dopo aver consegnato all’editore (in Italia Mondadori) la sua biografia del fondatore della Apple.
Lo incontro a Washington, all’Aspen, l’istituto di cui è presidente, dopo essere stato direttore di Timee capo della Cnn.
Parete di vetro a picco sulla rotatoria di Dupont Circle.
Isaacson è in ritardo. Lo sento parlare al telefono nella stanza a fianco.
Ci divide una sottile pannello prefabbricato.
Isaacson fa lunghe pause, ogni tanto usa espressioni d’incoraggiamento, alla fine saluta con voce calda.
Si affaccia sulla porta con un sorriso mesto: «Scusi il ritardo.
Ero con una persona della famiglia.
Piangeva.
È curioso: lui temeva di essere un estraneo per i suoi cari.
E invece ha lasciato un vuoto enorme».
l più grande editore italiano è Google. Sì, Google, che non ha un solo giornalista,…
Dieci milioni di euro per sostenere le edicole italiane, rimborsare una parte dei costi di…
Annalisa Cuzzocrea è la nuova direttrice dell’Huffington Post Italia. Lo ha comunicato il gruppo Gedi.…
Il giornalismo italiano invecchia, il lavoro autonomo diventa prevalente e il divario economico tra dipendenti…
L’informazione italiana dovrebbe raccontare quello che accade sui territori, in Italia e nel mondo. Ma…
Barachini lancia l’allarme social. Dopo gli scontri a Milano, il sottosegretario alla presidenza del consiglio…