Categories: Radio/TV

SONDAGGIO CONFERMA: CANONE RAI L’IMPOSTA PIÙ ODIATA ED EVASA. SI PUÒ NON PAGARLA?

Il canone Rai è un’imposta vera e propria, nonostante venga spacciata dalla stessa Rai come un conveniente abbonamento. Non solo. È anche la tassa più odiata e – forse proprio per questo – più evasa. Un sondaggio fatto dall’Ifel, il centro studi dell’Anc – l’associazione dei Comuni – dice che su 8 mila persone intervistate, per il 45,5% si tratta della tassa più “odiata”, più dell’Ici, dell’Irpef e dell’Iva. Mentre uno studio condotto dal KRLS Network of Business Ethics, commissionato dall’Associazione Contribuenti Italiani dice che l’evasione del canone Rai si attesta intorno al 38% con punte che arrivano fino al 87% in alcune regioni come Campania, Calabria e Sicilia. Un tasso di evasione in costante aumento: nel 2005 era del 22%; nel 2009 del 38% e nel 2010 si supera il 40%.
Perché il canone risulta così indigesto, forse perché è una tassa su un servizio considerato mediocre e soprattutto non richiesto? Se qualcuno decidesse di non usufruire del servizio pubblico può non pagare il canone?
Nel 1999 un cittadino vicentino chiese alla Rai di sospendere l’abbonamento e di conseguenza non pagò più il canone, sembrava fatta, ma nel 2003 arrivò la Guardia di Finanza e gli sigillò la tv in una busta di nylon in modo da renderla inutilizzabile. Il cittadino si rivolse alla Corte dei diritti umani di Strasburgo affermando di aver subito la violazione del diritto di ricevere informazioni attraverso altri canali, nonché la violazione della libertà personale e di proprietà privata.
Ma la Corte rigettò il ricorso affermando che le forze dell’ordine avevano «perseguito un obiettivo legittimo: persuadere gli individui a pagare una tassa». Il telespettatore è tenuto a pagare la tassa anche se non desidera guardare la Rai, la tassa è giustificata dal mero possesso di un televisore e «non viene pagata in cambio della ricezione di un canale particolare, ma è un contributo a un servizio per la comunità».
Forse, se il canone invece di essere presentato come un abbonamento al servizio televisivo pubblico giustificato dalla qualità e quantità dell’offerta, venisse pubblicizzato per quello che è: una tassa sul possesso del televisore, diventerebbe meno indigesto.
Egidio Negri

editoriatv

Recent Posts

Gli avvocati di Ranucci avvisano la Rai: “Ogni iniziativa sarebbe inquinata da falsità”

L’avvocato di Sigfrido Ranucci mette le mani avanti: se la Rai lo caccia, ogni decisione…

38 minuti ago

Gabanelli non tornerà a Report: “Me l’hanno chiesto, non mi interessa”

A Milena Gabanelli, che Report l’ha sostanzialmente fondato e portato al successo di pubblico di…

1 ora ago

Claude firma i suoi testi senza farsi vedere: cosa può davvero scoprire il nuovo watermark dell’intelligenza artificiale

C’è una differenza sostanziale tra cercare di indovinare se un testo è stato scritto dall’intelligenza…

1 giorno ago

“Sì ai diritti dei giornalisti ma non siamo tifoserie”, la Fnsi sul caso Ranucci

Pure la Fnsi si schiera sul caso Ranucci. Sì alla solidarietà, no alle strumentazioni politiche.…

1 giorno ago

Il Tg3 apre con Report: “Non si deve distruggere il programma”

Si muove anche il comitato di redazione del Tg3 sul caso Ranucci. E i giornalisti…

1 giorno ago

Edicole e Bolkestein, la crisi dell’informazione in strada incontra il nodo delle concessioni

La crisi delle edicole italiane non nasce con la direttiva Bolkestein e sarebbe sbagliato attribuire…

2 giorni ago