La decisione è scaturita da una riunione del sindacato di categoria Snag-Confcommercio Verona che si è svolta mercoledì sera nella sede della principale associazione di categoria del terziario di mercato. “Viviamo una crisi pesantissima, dal 2007 a oggi abbiamo registrato un calo delle vendite di almeno il 50% e nel veronese, nell’ultimo anno, sono state chiuse un centinaio delle 600 edicole presenti”, ha denunciato il presidente provinciale dello Snag-Confcommercio Luigi Micieli durante l’incontro cui ha preso parte anche il componente della giunta nazionale del sindacato Fabio Callegher.
“Chi ha solo un’edicola non riesce a vivere, lavora dalle 6 di mattina alle 8 di sera per poco più di mille euro al mese”, ha spiegato Micieli ai colleghi. “Il nostro guadagno sulla vendita di un quotidiano è di 18 centesimi lordi: si capisce allora perché negli ultimi anni in Italia sono state chiuse 10 mila edicole, di cui 2.000 solo nel 2012, bruciando 20 mila posti di lavoro”.
Tutta l’editoria è in crisi, ma i giornalai, ultimo anello della catena, soffrono più di tutti, denuncia lo Snag: “A Verona la situazione è particolarmente difficile perché la distribuzione dei giornali è, sostanzialmente, in regime di monopolio”.
In un volantino distribuito durante l’assemblea in Confcommercio, si legge che “l’edicolante non ha armi per difendersi dalla crisi del sistema, non può scegliere quali pubblicazioni ricevere e mettere in vendita, deve pagarle in anticipo e non può toccare i prezzi imposti dagli editori”.
“Gli editori – sottolinea lo Snag – dovrebbero tornare a creare prodotti nuovi per soddisfare i lettori, i distributori dovrebbero essere arginati nell’abuso quotidiano della loro posizione monopolistica e ai giornalai dovrebbero essere garantiti aggi dignitosi. Lamentiamo poi la mancata riforma dell’editoria di cui molto si è discusso senza approdare a soluzioni concrete”.
“Tutto ciò – è scritto nel volantino – impone che il Governo stabilisca nuove regole che assicurino il diritto all’informazione e la nostra libertà d’impresa. Siamo costretti a fare sciopero perché l’opinione pubblica sia resa consapevole di quello che si rischia nel lasciare alla deriva i rivenditori di giornali. Chiediamo un tavolo urgente, un confronto con la Fieg per far valore le nostre ragioni. E perché si arresti l’impressionante emorragia di edicole”. (VERONA ECONOMIA)
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