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SIRIA, CITTÀ DI HOMS: UCCISI DUE GIORNALISTI

I giornalisti Marie Colvin e Remi Ochlik, americana la prima, francese il secondo, sono rimasti uccisi il 22 febbraio nel corso di un bombardamento in Siria, nella città di Homs. La notizia è stata riferita dall’emittente Al Arabiya e ha immediatamente scatenato lo sdegno dei governi occidentali e portato all’annuncio di nuove sanzioni Ue contro Damasco.

Testimoni hanno raccontato che le bombe hanno colpito il centro stampa dei militanti anti regime. Secondo Reporters sans Frontières (Rsf), «11 razzi sono caduti sul centro stampa ed era di dominio pubblico che esso ospitava regolarmente dei giornalisti».
Nel momento dell’attacco, i due reporter si trovavano all’interno di una casa colpita da proiettili di mortaio, nel quartiere di Bab Amro, hanno spiegato gli attivisti (guarda il video dell’edificio distrutto).

Da Homs, un gruppo di attivisti siriani anti regime ha confermato il ferimento di altri tre giornalisti occidentali. Le fonti hanno riferito di due uomini e una donna, quest’ultima, Edith Bouvier, collaboratrice tra l’altro del quotidiano Le Figaro, versa in condizioni particolarmente critiche.
Sempre a Homs, 24 ore prima, il 21 febbraio, era rimasto ucciso Ramy al Sayed, 26enne fotografo siriano per Shaam News Network. Sayed stava viaggiando a bordo della sua auto, quando è stata colpita nel corso di un bombardamento.
I reporter che hanno trovato la morte durante il bombardamento erano sempre in prima linea, accomunati dalla passione per il lavoro di inviato di guerra. Una vocazione testimoniata da prestigiosi premi.
Remi, 28 anni, fotografo freelance per diverse testate, tra cui Le Monde, Paris Match, Time Magazine e The Wall Street Journal, nel 2005 aveva anche creato la sua agenzia fotografica Ip3 Press.

Nato a Thionville, nell’Est della Francia, Ochlik, nel 2011, aveva coperto le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia. Nel 2011 aveva vinto il Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon per tre fotoreportage di guerra intitolati «La caduta di Tripoli», «Egitto piazza Tahir» e «La rivoluzione dei gelsomini».
Lo scorso 10 febbraio, Ochlik era stato tra i vincitori del World Press Photo, il più prestigioso premio di fotogiornalismo, per una foto scattata in Libia durante la rivoluzione.

Remi Ochlik, solo poche settimane fa, aveva ricordato, in un articolo sul settimanale Paris Mach, l’ultima giornata che aveva trascorso a Homs con il reporter francese Gilles Jacquier di France 2, anche lui ucciso in Siria lo scorso 11 gennaio.

Marie era nata 55 anni fa negli Stati Uniti, ma da diverso tempo risiedeva in Gran Bretagna, dove lavorava per il Sunday Times.
Negli ultimi 20 anni, come inviata, aveva coperto molte guerre e rivolte, compresi i conflitti in Iraq, in Cecenia, l’Intifada palestinese e le violenze in Sri Lanka, dove nel 2001 rimase ferita gravemente da una scheggia di granata e perse un occhio. In quell’anno fu insignita del premio come «miglior inviato estero» dell’anno della stampa britannica.

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