Il sentiero che porta alle liberalizzazioni è poco esplorato nel nostro Paese e il cammino che attende il governo Monti e il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, è tutto in salita.
I settori da liberalizzare rapidamente per smarcarsi dal pressing della Ue sono una dozzina. In cima alla lista c’è il nodo delle professioni e delle tariffe minime, un tema caro a Monti e all’ex presidente dell’Antitrust, oggi sottosegretario di Palazzo Chigi, Antonio Catricalà.
Il presidente del Consiglio, in tempi non sospetti, si è più volte speso a favore di una riforma di ampio respiro, che non metta solo all’angolo i professionisti ma dia anche spazio al loro rilancio sul mercato.
Nelle mani degli ordini professionali, che secondo le prime indiscrezioni muteranno pelle ma non scompariranno, resterà il potere di limitare l’apertura del proprio settore quando si dimostri che alcune delle nuove norme possano causare danni agli interessi pubblici. Come nel caso della “integrità dell’esercizio della professione” o in presenza di una “minore tutela dei consumatori” di fronte ad una eccessiva apertura della professione. Entro metà dicembre potrebbe vedere la luce un provvedimento rivoluzionario ma il primo vero banco di prova del governo, sarà l’accelerazione sull’addio definitivo alle tariffe minime che andrebbe a colpire innanzitutto notai e avvocati. (Repubblica)
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