“Sì ai diritti dei giornalisti ma non siamo tifoserie”, la Fnsi sul caso Ranucci

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Alessandra Costante

Pure la Fnsi si schiera sul caso Ranucci. Sì alla solidarietà, no alle strumentazioni politiche. La Fnsi rivendica la scelta di non entrare nella querelle, su cui invece s’è ampiamente schierato l’Ordine dei Giornalisti insieme all’Usigrai. Perché, come ha scritto in un lungo post Alessandra Costante, segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana, i diritti dei giornalisti vanno difesi “ma non siamo una tifoseria da curva”.

Le parole di Costante sono chiare: “Ci sono momenti in cui è meglio ascoltare che parlare. Questa infinita polemica ferragostana sul caso Lavitola – Ranucci – Report è uno di quelli”. Quindi spiega la posizione del sindacato. “La segreteria della Federazione nazionale della stampa ha deciso di non entrare nel lavoro della magistratura che sta ricostruendo la trama dell’attentato a Ranucci, così come è stato deciso di non commentare i rapporti tra Ranucci e Lavitola. Ci saranno tempo e modo per fare le necessarie valutazioni, anche sul piano deontologico”. Ecco. Intanto, però, la Fnsi ricorda che “il giorno dopo l’attentato, Fnsi era in via Teulada, insieme a tanti altri, per portare la solidarietà a Ranucci e alla redazione di Report. Ma nessuno della Fnsi salì, qualche giorno dopo, sul palco organizzato in piazza Santi Apostoli dalla politica, quella stessa politica che, quando ne ebbe la possibilità, non mosse un dito per liberare l’informazione italiana dalle querele temerarie”.

Costante ha quindi proseguito predicando equidistanza: “Serve obiettività -prosegue il segretario generale- Fnsi è il sindacato dei giornalisti, non una tifoseria da curva: difende i diritti dei colleghi tutti e la libertà di informazione; difende Report, straordinario programma di informazione che deve essere patrimonio di ogni cittadino italiano, così come difende i cronisti da 5 euro al pezzo. Partendo da questo presupposto non possono esserci notizie o documenti che abbiano più dignità di altri di essere pubblicati. Ogni giornalista fa il proprio mestiere e se ne assume la responsabilità e, in nome della libertà di informazione che difendiamo ovunque, non possono esserci zone franche: per Fnsi la battaglia contro i bavagli vale sempre, non a corrente alternata”.

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