Informazione e denaro pubblico: la trasparenza non può fermarsi ai contributi

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Giovanni Valentini ha pubblicato sul Fatto Quotidiano del 3 ottobre un interessante intervento sul finanziamento pubblico alla stampa, dal titolo “Fondi ai quotidiani: più che cancellarli servirebbe vigilanza”.

Un contributo che merita attenzione perché introduce una posizione diversa dalla battaglia mediatica contro i contributi pubblici che ha caratterizzato la posizione del quotidiano diretto da Marco Travaglio, .

Valentini è una firma di lungo corso del giornalismo italiano. Ha partecipato alla fondazione di Repubblica, di cui è stato anche vicedirettore, e ha diretto L’Europeo e L’Espresso. Con la rubrica “Il Sabato del Villaggio” si è occupato dei rapporti tra informazione e potere, del sistema dei media e del pluralismo. Il suo intervento nasce dunque da una conoscenza approfondita del settore e delle sue contraddizioni.

Il ragionamento parte dalle critiche di Beppe Grillo ai contributi pubblici e dall’iniziativa referendaria dell’associazione Schierarsi, fondata da Alessandro Di Battista. Valentini distingue la motivazione dall’obiettivo: considera fondata la richiesta di contrastare finanziamenti non adeguatamente giustificati o di favore, ma ritiene sbagliato ricavarne la necessità di cancellare il sostegno pubblico. A suo giudizio, la contestazione dovrebbe rivolgersi soprattutto alla politica che distribuisce le risorse, anziché soltanto agli editori che le ricevono.

Per spiegare le proprie perplessità, richiama diversi beneficiari: Libero e il gruppo Angelucci, il Foglio, il Quotidiano del Sud, la Gazzetta del Mezzogiorno e L’Edicola. Gli importi riportati si accompagnano a una ricostruzione delle proprietà e degli interessi economici presenti intorno alle testate. Il problema che solleva riguarda la distanza che può esistere tra la finalità del finanziamento, destinato a tutelare il pluralismo, e assetti nei quali operano imprenditori con interessi anche in altri settori.

A questa osservazione Valentini collega il rischio che il sostegno pubblico condizioni i giornali e ne favorisca un atteggiamento subalterno verso il governo. La sua conclusione è una richiesta di maggiore rigore e trasparenza, per privilegiare le cooperative giornalistiche effettive e sottrarle all’influenza di proprietari esterni che ne compromettano l’autonomia.

È un’impostazione che offre un terreno utile di confronto. La tutela del pluralismo e la verifica del corretto impiego del denaro pubblico devono procedere insieme. Chi opera rispettando le regole ha tutto l’interesse a chiedere che eventuali abusi siano individuati e sanzionati: ogni irregolarità sottrae risorse agli altri beneficiari e danneggia la credibilità del sistema.

Non vi è alcun dubbio che in Italia sia urgente ripensare il sistema pubblico di sostegno dell’informazione. E il confronto deve concentrarsi, come dice lo stesso Valentini, sulla platea dei beneficiari, distinguendoli in base al grado di autonomia dagli interessi imprenditoriali e politici, e sui criteri per la determinazione dei contributi.

Ma occorre anche allargare lo sguardo e assicurare la piena applicazione dell’articolo 25 dell’European Media Freedom Act, già applicabile dall’8 agosto 2025. La disposizione richiede criteri trasparenti, oggettivi, proporzionati e non discriminatori per l’assegnazione della pubblicità statale, oltre alla pubblicazione annuale dei beneficiari e degli importi e a un monitoraggio indipendente. Si esamina ogni euro destinato dallo Stato ai giornali attraverso i contributi diretti, ma occorre pretendere la stessa trasparenza sui criteri con cui le società pubbliche distribuiscono i propri investimenti pubblicitari ai mezzi di comunicazione. Il rischio di condizionamento politico va cercato anche nella distribuzione delle campagne pubblicitarie delle società pubbliche, soprattutto quando le scelte non sono fondate su criteri oggettivi e verificabili. I contributi diretti, invece, sono subordinati a requisiti e parametri stabiliti dalla legge.

La riforma che verrà, poi, dovrà necessariamente tenere conto del ruolo delle grandi piattaforme e delle società di intelligenza artificiale, affrontando la concentrazione delle risorse pubblicitarie e la remunerazione dei contenuti prodotti dagli editori. Quando si parla sempre e solo di contributi diretti all’editoria si continua a guardare il dito. La luna è l’intero sistema economico dell’informazione.

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