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SERVIZIO PUBBLICO E RAI: DI COSA STIAMO PARLANDO?

Il servizio pubblico è un “compito” che lo Stato affida ad una Spa, nel nostro caso si tratta della Rai, che lo svolge sulla base del Contratto di servizio che si rinnova ogni tre anni.
La tv pubblica è regolata dalla legge n. 112 del 3 maggio 2004, nota come legge Gasparri, e dal Titolo VIII del Dlgs 177 del 2005. Inoltre la Rai ha un Atto di indirizzo, un Codice etico, uno statuto “interno”.
La Rai, in quanto servizio pubblico deve garantire un’offerta di qualità, svincolata dalle mere leggi commerciali. La tv pubblica deve fornire un’informazione plurale e libera, rispettosa di tutte le ideologie politiche e condizioni sociali. Deve “fornire” sia cultura che intrattenimento, senza scadere nella volgarità e in ogni tipo di discriminazione. Deve, o almeno dovrebbe. Non sempre la programmazione rispetta i diktat, soprattutto ultimamente quando l’offerta di qualità sembra drasticamente calata per non parlare della sparizione di alcuni programmi di successo come Annozero, Vieni via con me e Parla con me. “Misteri dolorosi”.
La Rai è finanziata attraverso il canone, l’imposta che il cittadino paga sul possesso di una tv. Il regio decreto del 21 febbraio 1938, n. 246 (convertito dalla legge n.880 del 4 giugno dello stesso anno) recita: «chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto». E non solo. «La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l’impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici, fa presumere la detenzione o l’utenza di un apparecchio radioricevente». Dunque se avete una tv dovete pagare il canone. Poco importa se la tenete spenta o guardate solo Mediaset. Si paga e basta. Forse è per questo che la suddetta imposta è la più odiata dagli italiani.
Ma la tv pubblica non vive di solo canone La Rai è un’azienda “bifronte”, ovvero è sostenuta sia dal canone, per il 47%, che dalla pubblicità, per il 40%. Dunque la tv pubblica non può ignorare ferree regole di mercato. Per questo è obbligata a tenere delle contabilità separate dove deve registrare anche i ricavi dal gettito del canone.
Dunque i programmi di servizio pubblico possono essere finanziati col canone. Gli altri si devono “arrangiare” con la pubblicità. Tuttavia non sempre la differenza appare netta. Ecco che Viale Mazzini ne approfitta. Un giornalista, cercando nel sito della Rai, ha scoperto che trasmissioni come Un Posto al Sole, Il derby del cuore, L’oroscopo di Paolo Fox sono beneficiari del canone.
Un’altra questione spinosa, oggi sempre più alla ribalta, è quella della privatizzazione. Si fanno sempre tante chiacchiere e proposte, ma mai nulla di fatto. Eppure l’articolo 21 della legge Gasparri, del lontano 2004, che disciplina la «dismissione della partecipazione dello Stato nella Rai» è chiaro: «è avviato il procedimento per l’alienazione della partecipazione dello Stato nella RAI-Radiotelevisione italiana Spa come risultante dall’operazione di fusione di cui al comma 1. Tale alienazione avviene mediante offerta pubblica di vendita».
E chi controlla che la Rai faccia il proprio dovere? Principalmente la Commissione Vigilanza e l’Agcom, anche se ogni organo o dirigente deve dar conto del suo operato ad altri organi e colleghi. La Vigilanza sovrintende la parte gestionale, occupandosi dell’ efficienza e del buon andamento dell’azienda e dei suoi dirigenti. Tuttavia la Vigilanza è composta da politici. Il rischio del conflitto di interesse e della lottizzazione è sempre alto. L’Agcom ha invece il compito di verificare il rispetto del Contratto di servizio e la bontà dell’offerta «tenendo conto anche dei parametri di qualità del servizio e degli indici di soddisfazione degli utenti. Stiamo parlando del famigerato Qualitel, mai messo in funzione.
Dunque cos’è la Rai? Dovrebbe essere pubblica, ma segue le regole del mercato. Dovrebbe essere libera, ma è controllata dai partiti. Dovrebbe essere privatizzata, ma nessuno agisce. Che confusione!
Egidio Negri

editoriatv

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