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SEPARAZIONE FREQUENZE LA7: IL GOVERNO VIGILI SUL RAFFORZAMENTO DEL DUOPOLIO RAI-MEDIASET

È ormai nota la volontà la volontà di Telecom Italia Media di operare una riorganizzazione aziendale con la costituzione delle due direzioni, Direzione Televisione e Direzione TI Media Group e la relativa possibile cessione dell’intera azienda Ti Media. La replica era stata qualche giorno fa dei sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil che si auspicano l’eventuale vendita ad un unico soggetto industriale economicamente solido per garantire «un piano di sviluppo continuando l’attuale trend di crescita».
Il 27 giugno il senatore dell’Italia dei Valori, Elio Lannutti, in un’interrogazione ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali afferma che «le logiche di mercato non badano agli equilibri di un Paese democratico e l’intero sistema dell’informazione rischia così di uscirne distorto. Infatti, l’ipotesi di scissione di Telecom Italia Media, con la separazione delle emittenti di La7, La7d e Mtv dalle attività di emissione, è gravissima, perché favorirebbe il duopolio Rai-Mediaset, rendendo al contempo più vulnerabili i diritti dei giornalisti». Lannutti, chiede di sapere «se il Governo sia a conoscenza di questa operazione finanziaria e quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di garantire maggiore chiarezza sulle modalità di scelta dei futuri acquirenti del canale. Occorre valorizzare le risorse interne all’emittente televisiva, garantendo la pluralità dell’informazione ed assicurandosi che operazioni poco trasparenti non danneggino i lavoratori de La7 e gli utenti televisivi italiani». «L’Esecutivo deve vigilare sull’intero iter dello scorporo delle frequenze, affinché l’operazione non porti ad uno smantellamento dell’informazione offerta dalla terza emittente in Italia, ovvero La7: una voce – conclude Lannutti – affidabile ed obiettiva all’interno del complesso panorama della comunicazione e dell’informazione nel Paese».

Atto n. 4-07816

Pubblicato il 27 giugno 2012, nella seduta n. 753

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali.
Premesso che:
si legge su un annuncio de “Il Sole-24 ore” del 10 maggio 2012: «Ieri [9 maggio 2012] il consiglio di amministrazione di Telecom ha preso un’importante decisione sull’asset Timedia”. Con queste parole il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè, durante la conference call è tornato sulla decisione presa dall’azienda di mettere in vendita la controllata TiMedia e di fare, all’interno della società, una scissione societaria, con La7 che diventerà una società a sé. Bernabè ha parlato di “grande valore” di Timedia, ma ha indicato la necessità di separazione tra i business broadcasting e tv, visto che quest’ultimo “è cresciuto significativamente sia come share televisivo, sia come raccolta pubblicitaria”»;
si legge su “Affaritaliani.it” del 5 giugno 2012: «L’assemblea dei giornalisti de La7 all’unanimità esprime grave preoccupazione per l’ipotesi di scissione di Telecom Italia Media, con la separazione delle emittenti La 7, La7 d e Mtv dalle attività di emissione ovvero le frequenze, bene demaniale assegnato in concessione dallo Stato per le Tv»;
sul blog “diario del web” si legge: «”Una divisione – spiega il comunicato sindacale – che non ha precedenti in Italia, che non produrrebbe valore per gli azionisti e finirebbe per indebolire le Tv del gruppo Telecom, mettendone a rischio lo sviluppo futuro, a solo vantaggio del duopolio Rai-Mediaset, che blocca il settore dei media, distorce il mercato pubblicitario, frena lo sviluppo del paese. Per questo motivo i giornalisti del Tg La7 invitano le forze politiche, la Consob e le altre autorità di controllo a vigilare su una vicenda che non investe solo il destino di un’emittente, ma gli assetti e gli equilibri di tutto il sistema dell’informazione italiano, perno della vita democratica del paese”. “L’assemblea – si legge ancora nella nota – proclama perciò lo stato di agitazione e affida al Comitato di redazione un pacchetto di tre giornate di astensione dal lavoro da svolgersi nelle modalità decise dalla rappresentanza sindacale. I giornalisti de La7 chiedono all’azienda chiarezza sulla vendita, auspicano la cessione di Timedia a un editore con seri progetti di rilancio e un management che punti davvero allo sviluppo delle Tv, invitano azienda e direzione a tutelare e potenziare gli spazi dell’informazione, mantenendo tutte le edizioni del Tg – compresa l’edizione della notte – e a consolidare i colleghi precari con l’assunzione a tempo indeterminato”»;
Assostampa romana ha immediatamente espresso solidarietà ai colleghi de La7, facendo proprio il documento diramato dall’assemblea e rilanciando l’appello in esso contenuto;
per quanto riguarda i futuri acquirenti sono stati fatti i nomi di Urbano Cairo, Tarak Ben, Diego Della Valle e Carlo de Benedetti, sebbene ad oggi non ci sia alcuna scelta definitiva;
la possibile chiusura o ridimensionamento de La7 Srl conseguente alla scissione dell’asset televisivo comporterebbe la perdita di circa 500 posti di lavoro complessivi;
i risultati conseguiti da La7 sono molto buoni con una progressiva e costante riduzione delle perdite e un significativo aumento della raccolta pubblicitaria: un aumento del 30 per cento nel 2011 e un ulteriore aumento nei primi 6 mesi del 2012, in controtendenza rispetto ad altre televisioni, dati che non giustificano la decisione di procedere allo scorporo societario;
il destino di La7 è ancora incerto, ma di certo sta molto a cuore ai dipendenti che hanno contribuito alla sua crescita in termini di audience e qualità negli ultimi anni;
considerato che:
Telecom Italia Media non è mai riuscita a chiudere un bilancio in utile e quindi bisogna cercare di fare cassa per ridurre il debito dell’azionista di controllo;
la cessione comporta, da parte del gruppo telefonico, l’approdo sul mercato della società controllata Ti Media;
subito, il 10 maggio 2012, il titolo TiMedia (dal valore di mercato intorno ai 160 milioni di euro) vola in borsa, salendo di oltre il 13 per cento, a 0,1776 euro, un risultato prevedibile a sentire Mediobanca che sottolinea come l’annuncio del processo di dismissione accenda l’appeal speculativo sul titolo. I tentativi di salvare il gruppo ci sono stati fino all’ultimo ma nonostante gli sforzi e la varietà di programmazione del canale, nel bilancio conclusivo di TiMedia non si è mai giunti ad una chiusura in utile (la società ha chiuso il 2011 con un una perdita da 83 milioni di euro). I risultati del trimestre 2012 avevano registrato un lieve miglioramento grazie all’aumento della raccolta pubblicitaria dei canali La7 (del 28,4 per cento), ma allo stesso tempo è salito il margine di indebitamento in aumento di 68,2 milioni rispetto a fine 2011, comportato dai nuovi ingaggi televisivi, tesi per l’appunto alla riqualificazione della rete,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano le sue valutazioni;
se non ritenga fondata la preoccupazione dei giornalisti per cui la scissione delle frequenze televisive, oltre a rappresentare una divisione arbitrale delle frequenze, che come noto rappresentano un bene comune demaniale assegnato in concessione dallo Stato per le televisioni e i ripetitori, porterebbe solo ad un indebolimento del gruppo, favorendo maggiormente il duopolio Rai-Mediaset, e dunque a farne le spese sarebbe l’intero sistema di informazione che rischia di uscirne distorto a causa di logiche di mercato che non badano agli equilibri di un Paese democratico;
se, relativamente all’operazione, al Governo risulti che i lavoratori che hanno contribuito allo sviluppo dell’emittente e i cittadini siano stati dovutamente informati sull’utilizzo di un bene a loro disposizione, quello delle frequenze;
quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di garantire maggiore chiarezza sulle modalità di scelta dei futuri acquirenti del canale nonché al fine di vigilare sull’intero iter dello scorporo delle frequenze, affinché l’operazione non porti ad uno smantellamento dell’informazione di quella offerta dalla terza emittente in Italia, ovvero La7: una voce da sempre ritenuta affidabile ed obiettiva all’interno del complesso panorama della comunicazione e dell’informazione nel Paese;
se a parere del Governo la scissione non rischi di rendere più vulnerabili i diritti dei lavoratori e degli operatori dell’informazione, specie dei giornalisti, in una fase di difficilissima di crisi del settore;
quali iniziative intenda assumere al fine di sostenere la piena valorizzazione delle risorse interne all’emittente televisiva, garantendo la pluralità dell’informazione ed assicurandosi che operazioni poco trasparenti non danneggino i lavoratori de La7 e gli utenti televisivi italiani.

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