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RIPARTE LA GUERRA DELLE FREQUENZE TRA SKY E MEDIASET

Dopo il via libera dell’Unione europea per l’apertura a Sky del mercato delle frequenze sul digitale terrestre, torna d’attualità il duello tra la piattaforma satellitare guidata dal magnate australiano Rupert Murdoch e il duopolio italiano Rai-Mediaset. A riaprire vecchie ferite mai guarite ci ha pensato l’amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge, che in una intervista al “Corriere della Sera” ha criticato la mancanza di innovazione nella televisione italiana e la poca qualità, denunciando come in Italia ci voglia “più libertà per promuovere una maggiore concorrenza”. Basti pensare – ha aggiunto – che nel Belpaese “Mediaset raccoglie il 65% delle entrate pubblicitarie” e “opera senza alcun tipo di limitazione nel campo della pay tv”. L’obiettivo delle bordate di Mockridge, è chiaro, è il bando per l’assegnazione delle nuove frequenze del Dtt che in fase di pubblicazione da parte dell’Agcom. L’Ad di Sky spera che il documento permetta una equa assegnazione delle frequenze tv “con criteri di totale indipendenza, obiettività e trasparenza”; che vengano rimossi i paletti che impediscono a Sky di essere competitiva nel Dtt; che venga spezzato il controllo duopolistico che Rai e Mediaset hanno sull’Auditel e che si riesca finalmente a liberare la Rai dal controllo da parte della politica. Parole forti che non sono passate inosservate ai vertici di Cologno monzese e Viale Mazzini. Fedele Confalonieri, presidente del Biscione, ha risposto usando l’ironia: “Finalmente Mockridge ha imparato l’italiano con accento napoletano – ha scritto in una nota – , “chiagn’e fotte”. Dice che le leggi del nostro Paese lo ostacolano, quando invece rispetto alle tv terrestri non ha limiti: né in termini di vincoli di programmazione né di obblighi di pluralismo. Rileva la posizione di Mediaset nella pubblicità tacendo la propria posizione monopolista nel satellite con quasi il 90% dei fatturati della pay tv”. “La competizione dell’offerta tv in Italia è la più forte che c’è in Europa – gli ha ricordato invece il vice-dg Rai, Antonio Marano -. Sky ha un fare arrogante: in Italia ha il supermercato, ma la cassa ce l’ha altrove”. E “non nascondiamo la parola fatturato – ha concluso – dietro la parola libertà”. Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni, nello scomodo ruolo di arbitro tra i litiganti, non si sbilancia. Sulla partecipazione di Sky alla gara per assegnare le frequenze per il canale in digitale terrestre, ha detto a margine del suo intervento a Eurovisioni, “discuteremo in consiglio.” Secondo Calabrò, pur ammettendo l’eventuale partecipazione di Sky alla gara per le frequenze, ci saranno comunque dei paletti da rispettare: “solo eventi in chiaro e niente pubblicità”. Ancora ignota la data della gara. “Noi stabiliamo le regole – spiega Calabrò – il ministero la bandisce”. Unica certezza è l’inizio della discussione in consiglio all’Agcom che è prevista per giovedì prossimo.
Giuseppe Liucci

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