Sono 1.473.054 gli aventi diritto al voto alle elezioni regionali della Sardegna, dove le urne si chiudono oggi pomeriggio alle 15 e cinque gli aspiranti presidenti: Renato Soru (Lista Soru), Ugo Cappellacci (Pdl), Peppino Balia (Partito Socialista), Gavino Sale (Irs) e Gianfranco Sollai (Unidade indipendentista).
Come puntualmente avviene in Italia, qualsiasi tipo di consultazione elettorale finisce per avere un valore politico generale. La sfida tra Soru, presidente uscente del Pd, e Cappellacci, il candidato del Pdl, cade in un momento politico particolare. A rischiare di più è il Pd a causa dei recenti contrasti interni tra dalemiani e veltroniani e dei problemi a livello locale che hanno costretto lo stesso Soru ad optare per elezioni anticipate. Per il centrodestra, il voto sardo è forse meno carico di significati. Si tratta semplicemente di verificare se ”l’effetto Berlusconi” continua senza intralci dopo la vittoria nelle elezioni politiche dello scorso aprile.
Dopo le polemiche sul caso di Eluana Englaro e sulle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla vetustà della Costituzione, una battuta di arresto in Sardegna da parte del Pdl equivarrebbe a una punizione da parte dell’elettorato. Viceversa, una eventuale vittoria del Pd sarebbe interpretata come l’avvio di una inversione di tendenza rispetto al trend elettorale negativo. Una sconfitta farebbe infatti scricchiolare ulteriormente la leadership di Walter Veltroni.
Un altro tema da verificare nella consultazione della Sardegna è quello dell’astensionismo, che gli esperti di sondaggi dicono potrebbe sfavorire Soru se superasse il livello ritenuto fisiologico. Nelle elezioni regionali anticipate in Abruzzo dello scorso dicembre, vinte dal centrodestra, votò poco più del 53% degli aventi diritto. Alle 22 di ieri, orario di chiusura dei seggi, l’affluenza alle urne rilevata in Sardegna è stata del 44,93%.
Fabiana Cammarano
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