Il governo ha fatto sapere che il Parlamento non verrà aggirato, perché il sotosegretario Paolo Bonaiuti provvederà a riferira alle Commissioni competenti di Camera e Senato entro il 20 ottobre, cioè prima che un’eventuale “fiducia” sulla Finanziaria stronchi tutti gli emendamenti dei parlamentari, com’è già accaduto con i diritti soggettivi legati alla Manovra di luglio.
Ma il primo nodo è rappresentato dal fatto che il governo vuole emanare, infatti, un regolamento “retroattivo”, cioè che intervenga già sul 2008, che ormai è finito, visto che le ziende non possono più intervenite sui bilanci in corso. Ma qui diventa vincolante il parere del Consiglio di Stato, che deve dare il “via libera” fino che il provvedimento arrivi sulla scrivania del presidente Napolitano. Ed è quasi una certezza (oltre che una prassi consolidata) che il Consiglio di Stato non dirà sì a delle norme che valgono per il passato e non per il futuro.
A questo punto se ne dovrebbe parlare nel 2009. C’è tempo, quindi, per ragionare di una seria riforma dell’editoria, una volta trovati presso la presidenza del Consiglio i fondi per non mandare, quest’anno, decine di giornali a gambe all’afria, devastando per di più l’Inpgi. L’Ente prevdienziale dei giornalisti paga, infatti, per legge il contributo di disoccupazione e finirebbe in bancarotta con i licenziamenti che già si profilano.
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