Ma procediamo con ordine.
Giuseppe Rotelli, primo azionista di Rcs con il 16,6% delle quote, non parteciperà alla ricapitalizzazione. La decisione è stata annunciata ieri da Pandette Finanziaria Srl, società che fa capo all’imprenditore milanese della società. «Il socio non intende esercitare i diritti di opzione per le azioni detenute dalla stessa Pandette [che rappresentano il 13%, ndr] e per quelle oggetto del contratto di opzione di acquisto con Banco Popolare [che sono il 3,6%, ndr]». È stato questo il comunicato ufficiale pervenuto ai vertici della società di via Rizzoli.
Rotelli, vicepresidente di Rcs, a fine aumento di 421 milioni, date le caratteristiche dell’operazione precisate in un prospetto informativo della Consob, si diluirà del 75%. Quindi dal 16,6% attuale passerà al 4% circa. Rotelli, in caso di adesione all’aumento, avrebbe dovuto sborsare circa 67 milioni di euro. Intesa Sanpaolo ha anche offerto un finanziamento. Ma l’imprenditore milanese non ha deciso di mantenere la posizione di primo azionista, pur avendo votato “sì” alla ricapitalizzazione (l’unico “no” è stato quello di Diego Della Valle). Va ricordato che Rotelli, in sette anni, ha investito nella società che edita il Corriere della sera e la Gazzetta dello Sport circa 390 milioni, quasi la metà dell’attuale capitalizzazione in Borsa della società. E ora, allo stato dei fatti ne ha persi circa 260 (125 anche tramite una svalutazione degli stessi titoli). Addirittura nell’aprile dell’anno scorso ha investito 53,7 milioni per rilevare la partecipazione della famiglia Toti. Inoltre c’è da considerare il contratto di opzione di acquisto con il Banco Popolare. Entro il 18 e il 21 febbraio del 2014 Rotelli dovrà decidere se “riscattare” i suddetti diritti di opzione di acquisto che potrebbero costare circa 110 milioni. Il conto finale potrebbe diventare ancora più “salato”. Dopo il 5 luglio (data di conclusione della ricapitalizzazione) la quota diluita di Rotelli, che, come precisato in precedenza, sarà attorno al 4%, potrebbe valere solo 32 milioni.
A questo punto l’unica incognita è Diego Della Valle (8,7%). Cosa farà l’imprenditore marchigiano? Comprerà i diritti di opzione di Rotelli che ieri valevano circa 13 milioni? Oppure sarà il consorzio di garanzia, “capitanato” da Intesa (tramite Banca Imi) e Mediobanca, a sottoscrivere l’inoptato.
Della Valle, se rilevasse per intero la quota che Rotelli lascerà a fine aumento, diventerebbe il primo azionista del gruppo con circa il 20% delle quote. Il patron della Tod’s vorrebbe essere un protagonista della fase post-aumento di Rcs. Ma, nello stesso tempo, prima di investire altro denaro, vorrebbe delle garanzie. Ovvero un ricambio totale della dirigenza, a partire dell’ad Pietro Scott Jovane e dal presidente Angelo Provasoli, e una revisione del piano finanziario (la rimodulazione triennale del debito con le banche esposte) e industriale. Non è esclusa l’ipotesi di una nuovo investitore, anche estero. Ma per ora nessuna grossa società si è fatta avanti.
I titoli di Rcs, come previsto dagli analisti, continuano ad avere una grossa volatilità in Borsa. Complice anche lo scarso flottante. Ovvero la percentuale dei titoli destinati al libero mercato azionario che è inferiore al 10%. Ieri le azioni ordinarie sono calate del 13,6%, arrivando a 2 euro. I diritti di opzione (anch’essi quotabili) hanno perso un ulteriore 35%, passando a 0,7 euro. Le azioni di risparmio hanno perso circa il 16% quotandosi a 0,58 euro. E i relativi diritti hanno lasciato il 23% attestandosi a 0,097 euro.
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