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Quel balzello sull’informazione

Il parlamento tedesco ha approvato una legge presentata dal governo che impone il pagamento di una licenza per tutti i siti che «rilanciano» i contenuti editoriali prodotti da giornali e magazine. La legge, subito ribattezzata «Google Lex», è stata votata dalla maggioranza di centro-destra e non dall’opposizione (socialdemocratici, verdi, Linke) a cui si sono aggiunti alcuni «dissenzienti» del partito del premier Angela Merkel. Il progetto di legge, fortemente sponsorizzato dai gruppi editoriali tedeschi, prevedeva che la messa «in chiaro» di articoli apparsi su carta attraverso motori di ricerca deve essere pagata. Il testo approvato dal Bundestag ritiene legittimi la sintesi o l’uso di frasi degli articoli segnalati dal motore di ricerca.
È da mesi che in Germania la discussione sulla possibilità o meno di far pagare alle multinazionale dei contenuti in Rete ha tenuto banco. Da una parte la posizione degli editori, che accusano Google e le compagnie delle telecomunicazioni di far profitti «usando» i contenuti ripresi dai file digitali di articoli scritti per testate giornalistiche. La società di Mountain View, è noto, fa «cassa» attraverso la pubblicità, mentre le società delle telecomunicazioni attraverso il traffico generato in Rete. La linea di difesa da parte degli accusati non è univoca. Google sostiene che l’accesso ai contenuti deve essere «libero». Le società delle telecomunicazioni sostengono invece che loro offrono un servizio e che non è loro compito «monitorare» i comportamenti in Rete. Ragione per cui non sono responsabili di cosa leggono e vedono su Internet i loro «utenti».
Al di là delle posizioni in campo, c’è un contesto che va ricordato. In Germania, come in gran parte dei paesi, la carta stampata è in crisi: diminuiscono i giornali venduti e la pubblicità. Sono questi i motivi che spingono gli editori a una presa di posizione così dura contro i motori di ricerca, facendo proprio il punto di vista di Robert Murdoch, che ha tentato, senza riuscirci, di far pagare Google l’uso dei manufatti digitali veicolati dalla sua «News Corporation».
La legge approvata in Germania segna comunque un punto a favore degli editori. E che potrebbe costituire un precedente per gli altri paesi europei. In Francia, la volontà di far pagare Google l’uso è molto più sfumata. A Parigi, infatti, l’attenzione si è concentrata sul fatto che la società di Sergej Brin e Larry Page evade il fisco, facendo risultare tanto il traffico in Rete che le entrate pubblicitarie come operazioni compiute in Irlanda, dove ci sono forti sgravi fiscale per le multinazionali dell’hi-tech. In Inghilterra, invece, la legge tedesca potrebbe dare nuova linfa proprio a Murdoch, che è in disgrazia dopo le accuse ad alcuni suoi giornali di aver deliberatamente usato informazioni confidenziali per tenere sotto ricatto il potere politico.
Altro paese interessato alla legge tedesca è l’Italia. Anche nel nostro paese sono molti i gruppi editoriali che chiedono ciclicamente al parlamento di far pagare a Google l’uso dei contenuti prodotti dai giornali. E come in Germania viene citata la difesa del diritto d’autore. Omettendo il fatto che per i giornali, il diritto d’autore è per consuetudine ceduto alla proprietà della testata. In altri termini, quello che viene invocato è di estendere il diritto proprietario delle imprese sui contenuti presenti su Internet.

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