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Privacy su google: le perplessità del garante e lo stop dell’ue

In attesa dalla loro entrata in vigore le nuove regole sulla privacy adottate da Google continuano ad accedere l’opinione pubblica. Dal primo marzo tutte le informazioni rilasciate dagli utenti nei diversi servizi forniti da Mountain View (da Gmail a YouTube a Google Maps, solo per citarne alcuni) sono destinate a essere combinate per regalare un’esperienza attraverso le diverse piattaforme, ma anche con l’obiettivo dell’azienda di «consolidare in una le norme di oltre 60 servizi specifici».
«C’è una grave perplessità rispetto alle nuove regole sulla privacy di Google, soprattutto in riferimento alla normativa europea. L’informativa fornita agli utenti è apparentemente esaustiva ma in realtà troppo generica ed elusiva», ha osservato Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante per la privacy. Non solo «la spiegazione dell’upgrade nella fornitura dei servizi è troppo generica», ma Google «si riserva anche l’ipotesi di trasferire dati a soggetti terzi, anche se a titolo gratuito. Si potrebbe dire che questa informativa – ha ribadito Pizzetti – appare esaustiva ed è invece elusiva sia rispetto alle finalità nell’uso dei dati, sia rispetto ai limiti conseguenti alla rinuncia alla sottoscrizione».
Dal primo marzo, qualora si possieda un account e si sia loggati nei diversi servizi di Google, è previsto che i risultati delle ricerche diventino più personalizzati visto che i motori di ricerca sono destinati a utilizzare i dati immagazzinati su YouTube, Google+ e Gmail. Possibile, a esempio, aggiungere un appuntamento al calendario Google quando in Gmail si riceve un messaggio che annuncia una riunione. Oppure condividere indicazioni stradali con una delle proprie cerchie di Google+ senza abbandonare Maps. «Noi proseguiremo nell’attività di monitoraggio e se ravviseremo delle illiceità decideremo quali provvedimenti adottare», ha sottolineato il garante della privacy italiano, ricordando che il gruppo di lavoro Articolo 29, che riunisce i garanti Ue e «consiglia» la Commissione europea, ha inviato una lettera a Google. Il colosso del web è stato informato che la Cnil, l’Authority francese per la protezione dati, è stata incaricata di valutare la riforma e di chiedere a Mountain View «una pausa» per l’avvio del nuovo sistema, dando tempo per farne una valutazione completa. Invito che Google ha declinato, ma che nella giornata di martedì 28 febbraio è stato rilanciato da Bruxelles. «La prossima riunione dei garanti europei sarà il 22 marzo – ha spiegato Pizzetti – sicuramente ascolteremo un primo report francese e se quelli che oggi sono dei dubbi o delle riflessioni si trasformassero in convinzioni decideremo quali provvedimenti adottare. Questi potrebbero ricadere su Google».

Luana Lo Masto

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