Domenica e lunedì, 10 e 11 gennaio, i lavoratori del gruppo Mediaset scioperano per protestare contro il piano dell’azienda di cedere ad una società esterna il reparto aziendale “trucco, acconciatura e sartoria”, che comprende 56 lavoratori su un totale di 3.800 dei diversi comparti. I lavoratori temono che questa cessione sia solo la prima di una lunga serie di dismissioni dalla “casa madre”. L’obiettivo dello sciopero è quello di impedire la messa in onda di più trasmissioni possibili, ad iniziare dai telegiornali.
La cessione di rami d’azienda da parte del principale gruppo televisivo privato che fa capo al Presidente del Consiglio non trova ragione in un reale stato di crisi: gli incassi pubblicitari di Mediaset sono rimasti stabili nel 2008 e il fatturato ha continuato a crescere con un aumento del 4,2%.
Dunque la scelta è quella, tutta politica, di fare di questo Paese una Repubblica non più fondata sul Lavoro. Un paese in cui vada definitivamente a sparire il lavoro a tempo indeterminato, il “lavoro fisso”, la garanzia del futuro e della pensione, per lasciare posto alla totale deregolamentazione, al lavoro precario e nero.
(di Vittorio Giorno)
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