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PELUFFO: SUI CONTRIBUTI ALL’EDITORIA, GOVERNO MONTI NON OPERERÀ DRASTICHE CORREZIONI

I contributi pubblici all’editoria hanno un “valore strategico” che il governo non ha intenzione di mettere quindi in discussione. I finanziamenti disponibili per il 2012 ammontano a 120 mln di euro. Sono le due informazioni fornite dal sottosegretario con delega all’Editoria, Paolo Peluffo, nella relazione che ha svolto di fronte alla commissione Cultura della Camera.
«Nella situazione attuale -ha confermato Peluffo- il contributo pubblico all’editoria ha un valore strategico anche maggiore di quando le cose andavano meglio. Certo la situazione di bilancio è quella che è ma Parlamento deve aiutare governo a rafforzare la centralità della contribuzione pubblica che è sostanzialmente diversa dai livelli che si avevano 5-6 anni fa».
Nel corso degli anni le risorse sono andate diminuendo ma, nel contempo, «si è provveduto a una ‘ripulitura’ di quel complesso di norme che per la loro stessa struttura producevano debito sommerso».
Il governo Monti non opererà drastiche correzioni, rispetto quanto aveva deciso il precedente esecutivo.
«Approvo quanto stabilito lo scorso anno dal precedente governo -ha dichiarato Peluffo- anche se le decisioni maturate avrebbero dovuto comportare un aumento risorse che fosse tale da dare certezze a editori all’inizio dell’anno di bilancio».
Continuando a fare il punto sui contributi all’editoria, il sottosegretario ha detto che dai 180 mln di euro che erano stati stanziati nel periodo 2007-2010, nel 2012 il, budget è sceso a 120 mln. «Abbiamo evitato una crisi immediata -ha aggiunto Peluffo- riuscendo a passare dai 47 mln inizialmente stanziati a 120 mln». «E’ stato risolto il problema nell’immediato, ma il percorso non completato. Dobbiamo vedere come fare intervento su prossimi due anni.
Il salva-Italia prevede una revisione dei contributi dal 2014 e dovremo stabilire come impostare il sistema per determinare la sua compatibilità con le esigenze di sostenibilità finanza pubblica».
Il sottosegretario ha infine dedicato un passaggio all’editoria politica. «Non la metto in discussione -si è limitato ad affermare- ma dovremo vedere insieme come ridefinire il contributo».

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