È morto a Roma il giornalista Orazio Barrese, una delle firme storiche del quotidiano L’Ora. Nato 90 anni fa a Radicena, oggi Taurianova, in Calabria, aveva cominciato la sua carriera a Paese Sera, proseguita poi a L’Ora durante la direzione di Vittorio Nisticò. Era stato notista politico, inviato, redattore capo. Per il giornale palermitano aveva seguito soprattutto i grandi processi di mafia degli anni Sessanta e i lavori della prima commissione antimafia. Era stato proprio Barrese a rivelare il caso di Luciano Liggio, fuggito da una clinica romana per la mancata esecuzione di un ordine di cattura emesso dal procuratore Pietro Scaglione. Sulle vicende dell’Antimafia Barrese aveva pubblicato per Feltrinelli nel 1973 il libro “I complici” che per la prima volta ricostruiva in modo organico le biografie dei padrini del tempo e le relazioni tra la mafia e il potere politico. Sempre per Feltrinelli aveva pubblicato nel 1977 il volume “L’anonima Dc”, una ricostruzione degli scandali del dopoguerra.Era autore anche di un volume sulle vicende del bandito Salvatore Giuliano (“La guerra dei sette anni” con Giacinta D’Agostino, Rubbettino editore). L’ultimo testo di Barrese, “Il pianoro delle quaglie”, è un libro di memorie che narra storie di lotte e di antichi soprusi in Calabria. Orazio Barrese, impegnato nella divulgazione civile, era stato anche sceneggiatore di due film di Pasquale Squitieri, “Corleone” e “Il pentito”.
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