NOMINE AGCOM: “SCHIAFFO” ALLA DEMOCRAZIA?

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Forse è stato già tutto deciso. Al diavolo la trasparenza e le “quote rosa”.
Il presidente sarebbe Angelo Cardani. I commissari: Maurizio Décina e Antonio Sassano per il Pd; Antonio Martusciello e Antonio Preto per il Pdl. Sarebbero questi i risultati di un accordo notturno tra i democratici, pidiellini e governo. La notizia è “nata” su Twitter, poi è stata data da Keyforbiz, quotidiano specializzato in Media e comunicazione, e poi riportata da Il Fatto quotidiano.
Se la notizia fosse vera, sarebbe stato tutto inutile, o quasi. Stando alle regole sottoscritte anche dai presidenti delle Camere, il termine ultimo per la presentazione dei curricula era il 1 giugno. Poi discussioni fino al 4. Votazione finale il 6 giugno. Il tutto fatto con trasparenza. Il che significa che le scelte dovevano essere motivate dalla competenza, dall’indipendenza dei candidati.
Dunque, se fosse vero, staremo di fronte all’ennesima spartizione, o meglio lottizzazione politica: 2 a “te” e 2 a “me”. «Pd e Pdl, e più in generale i partiti, in linea con gli anni precedenti, preferiscono ancora una volta la spartizione delle poltrone alle procedura di selezione meritocratica delle candidature», ha protestato Guido Scorza, ideatore di vogliamo trasparenza.it.
Inoltre, se la notizia fosse vera, lo stesso presidente del Consiglio avrebbe mentito. Monti, appena pochi giorni fa, come ha riportato Il Fatto quotidiano, ha assicurato di «non aver avviato il procedimento di nomina del presidente dell’Agcom, né esaminato, in quanto non detenuti, atti comprovanti i curricula degli eventuali candidati per ricoprire l’incarico suddetto». E ricorda che «con il rinvio del voto sulle nomine Agcom e Privacy, lo stesso Parlamento aveva riconosciuto la necessità di adottare procedure trasparenti, mediante, tra l’altro, valutazione comparativa dei curricula dei candidati».
Se fosse vero, cerchiamo di capire quale Agcom ci aspetta per il prossimi 7 anni. Il presidente sarebbe Angelo Cardani. Ricordiamo che è il premier ha decidere tale carica, con o senza il gradimento delle commissioni parlamentari competenti. Cardani non sarebbe certo una sorpresa. Se ne era già parlato nei giorni scorsi. Si tratta di un collega e amico fidato di Monti. I due, entrambi laureati “bocconiani” in economia, hanno lavorato insieme in Commissione europea, nonché entrambi professori alla Bocconi. Monti avrebbe voluto Cardani anche per la formazione del governo nello scorso novembre. Poi l’accordo è slittato.
Il Pd avrebbe scelto Décina e Sassano, due ingegneri esperti in telecomunicazioni. Décina, oltre che professore ordinario al Politecnico di Milano, si è occupato a lungo di comunicazioni elettroniche a livello internazionale. Sassano non è da meno, avendo collaborato a lungo con la stessa Agcom, per molti anni e per molto progetti.
Da parte sua, il Pdl avrebbe preferito Martusciello e Preto. Il primo è un dirigente del settore Media e Comunicazione. È stato un manager sia della Sipra, concessionaria Rai per la raccolta pubblicitaria, che di Publitalia, concorrente di Mediaset. Da qui è stato uno dei fondatori di Forza Italia. Martusciello è già attualmente un commissario Agcom. Dunque la sua sarebbe una riconferma. Preto, parlamentare europeo di lungo corso. Attualmente è il consigliere del segretario generale del Parlamento europeo, Klaus Welle.
Bisogna precisare che si tratta di indiscrezioni, magari con un fondamento di verità, ma pur sempre indiscrezioni. In ogni caso ci sono 230 deputati, estranei sia al Pd che al Pdl, che devono votare. Potrebbe cambiare tutto. L’unico nome “blindato” è Cardani, in quanto è solo Monti a decidere il presidente.
«Il problema in Italia è che arriva prima l’accordo politico e poi la persona competente, a differenza di altri paesi in cui le candidature vengono analizzate prima della spartizione tra i partiti», aggiunge Stefano Quintarelli che, seppur scelto dalla rete e da Confcommercio, sarebbe fuori dalla nuova Autorità, così come tutte le “quote rosa”.
Se la notizia fosse vera, ancora una volta un accordo tra pochi avrebbe il sopravvento sulle opinioni di migliaia di cittadini. Non sarebbe del tutto assurdo considerarla come una ferita alla democrazia.

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