Categories: Franco Abruzzo

Il giornalista Michele Inserra denuncia minacce dalla n’drangheta

Lo ha reso noto in tv durante il programma KlausCondicio. Presentata un’interrogazione parlamentare sull’episodio

Il giornalista Michele Inserra, caposervizio del Quotidiano del Sud e inviato di Storie Vere, su Rai 1, è stato minacciato da un esponente della ‘ndrangheta di Reggio Calabria durante un’inchiesta a Terni, in Umbria. L’intimidazione risale a marzo del 2015 ma è stata resa nota soltanto lo scorso 13 ottobre 2015, durante un’intervista al programma KlausCondicio di Klaus Davi. Inserra ha presentato denuncia e le indagini della Procura di Terni sono in corso. Il caso è arrivato in Parlamento con una interrogazione presentata dalla deputata di Scelta Civica, Adriana Galgano.

LA VICENDA – Il cronista e la troupe si trovavano nelle vicinanze della casa di “un uomo appartenente a una nota famiglia di ‘ndrangheta di Reggio Calabria residente in quella città”, ha raccontato lo stesso Inserra, giornalista che da anni si occupa di inchieste che riguardano le mafie e che già in passato aveva subito ritorsioni. L’uomo ha protestato per la presenza della troupe tv e ha “invitato”, con parole inequivocabili e gesti chiari, il giornalista e gli operatori ad allontanarsi. Inserra non si è lasciato intimidire, ha resistito e ha portato a termine il servizio.

“Purtroppo si impara a convivere con la paura – aveva commentato a KlausCondicio – è la tua inseparabile compagna di viaggio se si decide di lavorare senza omettere nulla”.

LE MINACCE PRECEDENTI – Il giornalista ha ricevuto altre gravi minacce.

Nel 2012 ha subito il danneggiamento dell’automobile dalla quale sono stati prelevati un computer e alcuni documenti.

Nel 2013 Ossigeno ha riferito le 13 querele per diffamazione a mezzo stampa che Inserra aveva ricevuto da parte del magistrato Alberto Cisterna. “Si sono concluse in primo grado – dice a Ossigeno – con archiviazioni, assoluzioni e con due condanne a 400 euro per le quali ho fatto ricorso in appello”.

Nel 2014 infine il giornalista fu il primo a raccontare l’inchino riverenziale della statua del patrono dvanti all’ abitazione di un boss durante la processione religiosa a San Procopio (RC). Il consiglio comunale della città aveva intimato al giornalista di smentire la notizia, in una sorta di “processo” popolare che il sindaco aveva indetto in piazza. Per questo caso il sindaco di San Procopio è indagato con l’accusa di calunnia aggravata dalle modalità mafiose nei confronti di Inserra. Sul caso “le indagini della procura sono ancora in corso”.

Share
Published by

Recent Posts

Giuseppe De Bellis sarà il nuovo direttore de Il Sole 24 Ore

Giuseppe De Bellis è il nuovo direttore de Il Sole 24 Ore. Lo ha deciso…

21 ore ago

Addio ad Andrea Tempestini, il lutto per la morte del vicedirettore di Libero

Una tragedia che scuote Libero e il giornalismo italiano: è stato rinvenuto in casa sua,…

21 ore ago

Edicole, l’Italia rischia di perdere la sua rete dell’informazione: i bonus frenano le chiusure, ma ora serve una riforma

Le edicole italiane sono arrivate a un passaggio decisivo. Continuare a sostenerle con contributi annuali…

22 ore ago

Google comincia a pagare circa 100 editori per le risposte dell’AI: nasce il prezzo delle notizie lette dalle macchine

Per anni Google ha sostenuto un principio molto semplice nel rapporto con gli editori: indicizzare…

22 ore ago

Le istituzioni sono responsabile delle notizie riservate pubblicata sui giornali

Con la sentenza del 16 luglio 2026, nella causa C-559/23 P, la Corte di giustizia…

2 giorni ago

Il mondiale di ciclismo e le polemiche che si rincorrono in Rai

Quanto è appassionante il ciclismo. La polemica, però, lo è ancor di più. Polemica a…

2 giorni ago