II mercato dell’informazione giornalistica generalista via agenzie è saturo. I contributi pubblici sinora concessi alle agenzie è destinato irreversibilmente a contrarsi. I canoni delle agenzie, al pari di tutti i servizi all’insieme dei giornali che oggi sono in piena crisi (dalle foto ai compensi ai collaboratori che le maggiori testate hanno già ridotto del 20% ) sono destinati ad essere contestati e ricontrattati al ribasso, mentre le spese, se non altro per gli automatismi contrattuali, sono destinate a crescere. Di fronte a questo realistico scenario, la navigazione delle agenzie, già difficile sinora, rischia di in infrangersi in una burrasca devastante. C’è, tra i dirigenti delle agenzie, chi, per consolarsi, ipotizza che le agenzie si trasformino in “news providers” cioè non più e non solo in raccoglitrici di notizie da diffondere poi alla clientela, ma in organismi che trattano l’informazione, l’impacchettano come vuole il cliente, sotto forma di pagine già fatte o di siti Internet chiavi in mano. Un’attività di questo tipo, per le agenzie generaliste, sarebbe un’operazione in perdita. Primo, perché il mercato di queste attività è ristretto e, secondo, perché per fare queste produzioni, servono organismo agili, costruiti sulla base elastica della sotto-fornitura (come aleatoria e variabile è la domanda). (Dalla rassegna stampa ccestudio)
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