Dopo la sentenza del tribunale di Torino, che ha condannato Rai e Corrado Formigli a pagare 7 milioni di euro alla Fiat, Il Fatto Quotidiano ha intervistato Enrico Mentana per sapere che cosa ne pensa. «Mettiamo – dichiara Mentana – che Formigli abbia sbagliato. Io non difendo la corporazione. Né lui o Santoro in quanto tali. Ci fosse stato Vespa avrei fatto lo stesso. Io parlo di un principio più importante. Di un problema che è altrove. Nel sistema. Dove non nuotano buoni e cattivi, ma soltanto il sistema stesso. E la Fiat che ne ha fatto sempre parte circondata da consensi imbarazzanti e applausi aprioristici della stampa generalista non può ignorarlo né pretendere di essere trattata come un potere svincolato dalle leggi. Non può censurare il diritto di critica».
La Fiat, aggiunge Mentana, «è mal abituata. Nel settore automobilistico si fanno da sempre le recensioni incrociate. Meno che in Italia, naturalmente. La storia parte da lontano. A metà degli anni 80 in redazione girava una battuta. Invece di chiamare la Hertz telefonate all’ufficio stampa della Fiat. Ma magari la Fiat di allora fosse stata la Hertz. Alla Hertz le macchine le paghi. L’abitudine al comodato gratuito invece era generalizzata. I miei colleghi prendevano macchine in prestito senza pagare. I giornalisti sono stati e sono ancora una categoria ‘disponibile’».
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