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LUSI, RUTELLI QUERELA L’ESPRESSO “INQUINAMENTO E DEPISTAGGIO”

“Falsità, mai avuto un euro della Margherita”. E ancora: “Lusi è strumento di inquinamento e depistaggio”. “Inqualificabile l’accusa di finanziamento occulto ad Api”. Queste, in sintesi, le dichiarazioni di Francesco Rutelli, affidate a una nota del suo ufficio stampa, in risposta all’inchiesta de L’Espresso, secondo cui l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi avrebbe versato alle casse della fondazione di cui il leader di Api è presidente 866mila euro tra 2008 e 2001. Rutelli annuncia querela nei confronti del settimanale. “E’ stato Lusi a fornirgli le informazioni, vere e false”. Il merito al servizio de L’Espresso, l’ufficio stampa di Rutelli precisa che le “informazioni, quelle vere e quelle false, sono state certamente fornite dall’ex tesoriere Lusi, come parte della sua azione di inquinamento del procedimento penale in corso contro di lui, già sanzionata dagli inquirenti della Procura della Repubblica di Roma”.
I magistrati, sottolinea l’ufficio stampa di Rutelli, hanno definito precedenti articoli “assai verosimilmente ispirati dallo stesso indagato”, “segnali preoccupanti”, poiché contengono “circostanze che non emergono dagli atti e dai documenti acquisiti al fascicolo processuale e che, qualora veritiere, sarebbero probabilmente note al solo Lusi”. Proprio tali attività hanno “reso necessario procedere senza indugi al sequestro”, lo scorso 8 marzo, di ulteriori beni di Lusi e dei suoi familiari indagati. Per lo stesso motivo i magistrati hanno acquisito al processo la registrazione dell’intervista di Lusi alla trasmissione Servizio Pubblico.

“Dunque – conclude la nota – L’Espresso sapeva di rendersi strumento di una condotta di inquinamento e depistaggio dell’indagine e del tentativo, vano, di intimidazione delle persone offese”.
Questa, dunque, la controffensiva di Rutelli, che secondo l’inchiesta del settimanale sarebbe in realtà il primo a pagare la volontà di Luigi Lusi a non fare da unico caprio espiatorio per lo scandalo dei soldi sottratti alla Margherita. Volontà deducibile proprio dalle minacce ben poco velate indirizzate da Lusi a quanti furono ai vertici della Margherita proprio attraverso un fuori onda trasmesso da Servizio Pubblico.

Le casse della Margherita hanno continuato a beneficiare di abbondanti rimborsi elettorali anche quando il partito era ormai sparito ufficialmente, ma non contabilmente, dalla politica italiana confluendo nella fondazione del Pd. Lusi di quei soldi ha fatto ampiamente uso personale, per l’acquisto di beni e lussuosi svaghi 4. Ma il senatore ha lasciato intendere con parole fin troppo chiare che nell’affaire potrebbero saltare ben altre teste.

Parole che fanno vibrare la struttura portante del centrosinistra, quelle dell’ex tesoriere. A cui l’ex partito di Francesco Rutelli ha risposto con la querela e la richiesta di danni da quantificare tra i 5 e i 10 milioni di euro. Ma è proprio Rutelli il primo a essere tirato di peso nell’affaire.

Come rivela l’inchiesta de L’Espresso, il tesoriere della Margherita Luigi Lusi avrebbe girato centinaia di migliaia di euro della Margherita alla fondazione di Francesco Rutelli, Centro per il futuro sostenibile (Cfs). A partire dal momento in cui Rutelli lascia il Pd per fondare il suo nuovo partito, Alleanza per l’Italia (Api).

Soldi dirottati da Lusi nelle casse di Cfs attraverso una serie di bonifici, mai superiori ai 150mila euro per aggirare il comma 7 delle “disposizioni finali” dello statuto della Margherita. Che prevede come, durante la fase di costituzione del Pd, “gli atti di straordinaria amministrazione e quelli di ordinaria amministrazione di importo superiore a 150 mila euro” siano adottati “congiuntamente dal Tesoriere e dal Presidente del Comitato Federale di Tesoreria”.

“La norma – spiega L’Espresso – è stata inserita nel maggio 2007 e avrebbe dovuto rafforzare il ruolo di controllo del Comitato su Lusi. Peccato che quasi tutte le uscite del tesoriere siano state inferiori a quella somma”. Il primo bonifico di Lusi a Cfs, ammontare di 48mila euro, è datato 13 novembre 2009: due giorni prima era nato l’Api. Al luglio 2011, quando sui conti di Cfs piovono 200 mila euro in due distinti versamenti, alla fondazione sarebbero arrivati complessivamente 866 mila euro. In media, oltre 43 mila euro al mese.

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