L’Unità di Concita De Gregorio ha tagliato il formato, i costi per la carta, ma ha pure ridotto le copie vendute. Non è un momento favorevole per i quotidiani, certo. Un po’ tutti sono in crisi, e in poco più di un anno si è passati dalle 5,4 milioni di copie diffuse ogni giorno complessivamente nelle edicole italiane alle circa 4,5 milioni dell’autunno 2008. Però le aspettative sul lavoro della De Gregorio, insediatasi alla direzione il 25 agosto, e sul nuovo corso della casa edi-trice dell’Unità, la Nie di Renato Som, erano parecchie. Per il momento, sono andate in gran parte disattese.
In base a un monitoraggio effettuato da case editrici concorrenti, l’Unità in novembre ha venduto in edicola una media di 43 mila copie. Tenuto conto che ci sono circa 1.500 abbonati, si resta comunque sotto le 45 mila copie medie. Un risultato negativo, lontano dagli obiettivi che la De Gregorio si era posta dopo il rilanci del giornale, uscito nella nuovi versione lo scorso 25 ottobre. Basti pensare che la diffusioni media del quotidiano fondati da Antonio Granisci era stata di 48.233 copie nel periodo settembre 2007-agosto 2008, quello della direzione Antonio Padellare. E che l’anno prima il giornale navigava sulle 54 mila copie. Una caduta libera, quindi, che neppure la brava ex inviata di Repubblica è riuscita a frenare nonostante i quasi 2,5 milioni di euro investiti per nuova grafica e campagna pubblicitaria.
La scorsa settimana il comitato di redazione dell’Unità, preoccupato dalle voci di crisi in edicola, aveva chiesto chiarimenti all’amministratore delegato della Nie, Giorgio Poidoma-ni. Il manager, tuttavia, aveva preferito glissare sui dati, in attesa, forse, di tempi migliori.
Il lettorato dell\’Uni-tà, che è poi un lettorato di opinione, non è probabilmente rimasto soddisfatto della riduzione del formato, giudicandola eccessiva e un po’ svilente del prodotto. La scelta non sempre azzeccata delle foto e i pezzi comunque troppo lunghi (spesso su due pagine) hanno fatto il resto.
Giusto, però, ribadire che tutta la carta stampata, e in particolare quella di centro-sinistra, vive un periodo difficile. Un tempo sarebbe bastato Silvio Berlusconi al governo per rivitalizzare il lettorato cosiddetto progressista. Ma ora neanche l’antiberlusconismo funziona più come aggregatore. (Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
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