Categories: Giurisprudenza

L’ULTIMA DI GRILLO: MONTI IN UNA BARA

Appena condannato per diffamazione, Beppe Grillo non si perde d’animo e ne fa un’altra. Il comico mette Monti, tramite fotomontaggio, in una bara e pubblica l’immagine sul suo blog. Il feretro è a forma di automobile e riporta la scritta “articolo 18”. Grillo esemplifica così la sua idea del “rigor Montis”, un espressione icastica per definire l’austerità del premier.
Per nulla divertiti alcuni politici che si scagliano contro la violenza satirica del comico.
«Monti in una bara nel blog di Beppe Grillo rende l’idea della violenza morale e politica di alcuni: gli avversari sono nemici da abbattere.Vergogna!», ha affermato Casini.
«Grillo è un caso umano», ha dichiarato Gasparri.
Di Pietro difende indirettamente il comico affermando che «il Paese va male non per la satira di Grillo ma per gli interventi di Monti».
C’è da ricordare che il comico è appena uscito da una condanna per diffamazione. Grillo dovrà risarcire la Fininvest con 50 mila euro. Lo ha deciso la Corte d’Appello di Roma il 19 marzo. L’azienda del Biscione ne aveva chiesti ben 500 mila. Galeotto fu un articolo pubblicato nel gennaio 2004 (ben 8 anni per una sentenza!) sul settimanale “Internazionale”, dal titolo «il caso Parmalat e il crepuscolo dell’Italia». Nell’articolo Grillo paragonava il modus operandi della Parmalat, allora sull’orlo del fallimento, a quello della Fininvest. I giudici hanno deciso che fu diffamazione e non satira.
Ricordiamo che la diffamazione è il termine giuridico che designa una forma di espressione che porti lesione all’onore di una persona, di un’azienda o di un’istituzione. Il leader di Cinquestelle, accostando la Fininvest ad una società in bancarotta (la Parmalat), ha dunque leso la rispettabilità della prima. «La Fininvest prende atto con soddisfazione della sentenza», dichiara la società fondata da Berlusconi che ha reso nota la decisione il 22 marzo.
Egidio Negri

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