Circa 500 fra scrittori, artisti e intellettuali di fama internazionale hanno fatto appello al presidente del Messico, Enrique Pena Nieto, affinché protegga i giornalisti che seguono i fatti di cronaca legati al traffico di droga e alla criminalità organizzata. Dal 2000, infatti, sono stati 88 i giornalisti uccisi in tutto il paese secondo i dati di Reporter Senza Frontiere e altri 20 risultano scomparsi. Nella lettera aperta indirizzata al presidente Pena Nieto e firmata, fra gli altri, dagli scrittori Salman Rushdie, Paul Auster e Margaret Atwood, oltre a intellettuali come Noam Chomsky e la premio Pulitzer Alejandra Xanic Von Bertrab, viene espressa “indignazione” per i ripetuti atti di violenza, sottolineando che “un attentato alla vita di un giornalista e un attentato al diritto della società di essere informata”. L’ultimo caso è quello di Ruben Espinosa, giornalista de “Il Proceso”, trovato morto a Città del Messico con altre quattro donne, torturate e violentate prima di essere uccise. Espinosa era fuggito nella capitale dopo essere stato minacciato nel suo stato natale, il Veracruz. Espinosa denunciava la corruzione delle alte sfere del Veracruz, stato in cui si registra un’alta percentuale di giornalisti uccisi. Le sue accuse al governatore Javier Duarte Ochoa lo hanno costretto ad abbandonare le proprie radici. Negli ultimi 15 anni sono stati uccisi 103 giornalisti in Messico.
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