Il Rapporto sulla libertà di stampa, che Reporter sans Frontières pubblica annualmente dopo un monitoraggio su 173 paesi, quest’anno ha ulteriormente penalizzato l’Italia, collocandola a un drammatico 44esimo posto: unico Paese dell’Europa occidentale ad essere stato declassato nella categoria dei Paesi semiliberi.
Secondo Mimmo Candito, il presidente della sezione italiana di Reporters sans Frontieres, le cause sono le difficoltà che impediscono ai giornalisti italiani di svolgere il proprio lavoro, per le minacce della criminalità organizzata, per il forte controllo del governo sul sistema dei mass-media, per i progetti di legge che tendono a limitare pesantemente l’esercizio di una completa informazione sull’attività giudiziaria.
Il testo ufficiale della motivazione spiega come “Il ritorno di Silvio Berlusconi al potere pone nuovamente la questione dell’accentramento dei media audiovisivi e del loro controllo da parte del potere esecutivo, Le riforme legislative avviate riguardo alla limitazione della pubblicazione di atti processuali costituiscono un’evoluzione incompatibile con gli standard democratici dell’Unione Europea”.
E aggiunge, infine, che il controllo detenuto da “Berlusconi sulle tre reti pubbliche Rai, e sul principale gruppo televisivo privato Mediaset”, favorisce “l’autocensura di una parte della professione”. Quest’ultimo è, forse, l’aspetto più drammatico del degrado del sistema informativo nel nostro Paese perché l’autocensura – che si qualifica nelle forme della omissione, o anche soltanto della attenuazione dei valori informativi, di una notizia – appare per sua natura poco evidente, e dunque una sua denuncia si fa più difficile.
‘Reporters sans Frontières’ e ‘Freedom House’ sono considerati in tutto il mondo strumenti di controllo autonomi da qualsiasi connotazione ideologica e indipendenti rispetto ad ogni possibile identificazione politica. La loro autorevolezza non può essere messa in dubbio credibilmente, e dunque il giudizio severo che entrambi danno sulla deriva del sistema mediatico italiano pone alla società italiana il dovere di riflessioni amare e però urgenti. Oggi, un processo più o meno sofisticato di manipolazione tende a sostituire con una rappresentazione adulterata della realtà quella corretta e problematica costruzione del consenso che nasce solo da una libera dialettica delle componenti d’una società.
Federica Liucci
Sigfrido Ranucci non lascia il giornalismo. Almeno così dice lui. E anzi lo ribadisce anche…
In prossimità dell’erogazione del saldo relativo ai contributi previsti dal decreto legislativo 15 maggio 2017,…
L’intelligenza artificiale sta cambiando il mercato dell’informazione, ma gli editori non sanno ancora quanto valgano…
I contenuti nell’ecosistema digitale sono come gocce d’acqua nell’oceano. A una domanda pressoché bulimica di…
La battaglia tra industria editoriale e intelligenza artificiale si sposta nuovamente in Europa, con un’iniziativa…
Dopo la Corte di giustizia Ue, il Tar Lazio respinge il ricorso di Meta contro…