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L’EVOLUZIONE DEL FATTO QUOTIDIANO: PIÙ VATICANO, MENO CULTURA

Confessa Antonio Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano. «Se pubblichi una bufala di questa portata vai incontro a uno sputtanamento senza rimedio. Abbiamo la fama, io dico meritata, di non dover rendere conto a nessuno di quel che scriviamo e pubblichiamo», dice. «Ci arriva un sacco di materiale. Anche fuffa e bocconi avvelenati, certo. Ma fare del buon giornalismo significa saper valutare, verificare e scegliere».
Più Vaticano, meno cultura. E meno antiberlusconismo in prima pagina. Riassunta così, l’evoluzione del Fatto Quotidiano degli ultimi mesi può sembrare la cronaca di una normalizzazione. In parte lo è, dal punto di vista dell’assestamento delle vendite e degli abbonamenti. Quanto al mix editoriale, il giornale di Padellaro, Travaglio e Gomez sta facendo i conti con l’era Monti arando nuovi territori informativi, cercando di attutire l’effetto dell’uscita di scena dal governo del Cavaliere e tagliando il prodotto sempre più su misura del proprio pubblico. Anche a costo di rinunce dolorose, come la fine della collaborazione con Riccardo Chiaberge per il supplemento culturale ‘Saturno’. Per non perdere l’abitudine di macinare utili.
La fine del governo Berlusconi è costata al Fatto Quotidiano circa 10mila copie di venduto in edicola. «Abbiamo chiuso il 2011 con la media straordinaria di 71mila copie», spiega il direttore Padellaro. «Ora siamo attestati intorno alle 60mila copie, con punte di 65mila. Com’è avvenuto per il processo Mills. Stiamo tenendo molto bene. L’anno scorso abbiamo avuto momenti incredibili. Il caso Ruby ci ha fatto arrivare alle 100mila copie e, ovviamente, ha alzato molto la media. Ritengo molto buono anche il dato degli abbonamenti: ora siamo a 22mila, mettendo insieme il cartaceo e l’on line».

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