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L’ESPRESSO CHIUDE IL TRIMESTRE IN ROSSO E DE BENEDETTI CHIEDE AIUTO A BERLUSCONI (Libero)

La barca da cui viene lanciato l’Sos al governo Berlusconi è niente meno che il banco della presidenza dell’assemblea degli azionisti del Gruppo L’Espresso. Vale a dire Carlo De Benedetti in persona. Che chiede «misure straordinarie» a sostegno dell’editoria «per le quali deve intervenire il governo».

Nervi saldi, ma conti in rosso – il primo trimestre si è chiuso con una perdita di 2,5 milioni – l’Ingegnere fa appello al suo nemico storico, quel Silvio Berlusconi, oggi presidente del Consiglio, con cui si è scontrato per un buon quarto di secolo. Direttamente nella battaglia per il controllo della Mondadori e nella vicenda Sme, quando Berlusconi era imprenditore. Indirettamente, ma non troppo, negli ultimi 15 anni, tramite le colonne dei suoi giornali, dacché Berlusconi è entrato nell’agone politico. Va anche ricordato che nel 2005 i due hanno avuto modo di cessare le ostilità, con l’invito rivolto al Cavaliere a investire nella Management & Capitali, la società salva-imprese creata da De Benedetti. Invito poi ritirato a causa del muro di fuoco sollevato dai giornalisti del gruppo L’Espresso. Ma, come si dice in questi casi, conta il gesto.

In ogni caso, nell’anno di grazia 2009 il passato è passato. Anche perché una crisi così, dice l’Ingegnere, «non l’ho mai vista» e «un tale calo della pubblicità del settore non era mai successo». La grave recessione, che colpisce duramente l’editoria, impone di mettere da parte le storiche logiche di contrapposizione per cercare nuovi schemi di relazione con il “nemico” di una volta. Tanto più che «la ripresa nel 2009 è illusoria».

L’editore di «Repubblica» fa appello al cuore e alla sensibilità del premier, che è stato editore-imprenditore e anche adesso resta pur sempre editore-proprietario. «Io non sono per chiedere sovvenzioni, rottamazioni ma chiedo di essere messo nella condizione di avere la libertà di agire sui costi – ha aggiunto – Credo che di fronte a una situazione straordinaria che attiene alla democrazia del Paese, con i mezzi di informazione verso i quali il presidente del Consiglio non è insensibile, bisogna tener conto che le organizzazioni sindacali e datoriali hanno firmato un contratto mettendo sul tavolo un contributo che non è mai stato dato proprio per riproporzionare i ricavi ai costi». Per rendere efficace il nuovo contratto nazionale dei giornalisti siglato da Fnsi e Fieg, De Benedetti chiede in sostanza che il Governo vari provvedimenti che introducano gli ammortizzatori sociali.

Le prospettive non sono rosee neanche per L’Espresso. Con gli azionisti l’Ingegnere si è scusato visto che «quest’anno il gruppo non distribuirà dividendo, anche in vista di un 2009 non brillante». L’utile netto 2008 di 20 milioni (in calo del 78%) sarà perciò destinato a riserva. Nemmeno l’inizio dell’esercizio non è incorraggiante: il primo trimestre ha registrato ricavi in calo del 18% a 215 milioni e una perdita di 2,5 milioni. «Non siamo ovviamente contenti dei risultati», ha commentato De Benedetti, spiegando che serve «un’ulteriore riduzione dei costi, di tutti i costi». Ci penserà Monica Mondardini, nominata dall’assemblea amministratrice delegata del gruppo.

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