«La legge sul conflitto d’interessi è fallita e va modifica ma intanto, quando una legge consente due interpretazioni, come in questo caso, bisogna sempre cercare quella che la renda applicabile. L’Agcom giustifica l’inapplicabilità della norma sulla base di una preventiva necessaria diffida che finisce sempre per scavalcare il periodo della campagna elettorale e portare all’archiviazione dei procedimenti. Basterebbe, come si fa nel calcio, mantenere in vita la diffida anche per le successive campagne elettorali ed automaticamente le ‘espulsioni’ sarebbero più facili». Lo ha affermato Roberto Zaccaria, deputato del Pd, dopo l’audizione del presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, sull’applicazione della legge sul conflitto di interessi in materia radiotelevisiva.
«Dall’audizione – ha detto ancora Zaccaria – è emerso che alcune testate del gruppo Mediaset, controllate dall’ex presidente del Consiglio, hanno ricevuto numerose sanzioni per violazioni della legge sulla par condicio, per un ammontare di circa un milione di euro, praticamente in tutte le consultazioni elettorali degli ultimi anni, dimostrando così nei fatti l’esistenza di un sistematico disegno trasgressivo. Il TG 4, in particolare sotto la direzione di Emilio Fede, è stato sanzionato almeno una dozzina di volte negli ultimi sette anni, eppure tutto questo non è bastato per configurare quel “sostegno privilegiato” al Presidente del Consiglio che la Legge Frattini esplicitamente vieta».
Una legge, dunque, che va cambiata ma a farlo non può essere l’Autorità per le comunicazioni, la competenza è del Parlamento. Lo ha precisato proprio il presidente dell’Authority Corrado Calabrò durante l’audizione. «Spetta a voi – ha detto – dettare le norme su questa materia. L’Agcom non può dettare le regole ma solo norme di esecuzione». «Il conflitto di interessi – ha spiegato Calabrò – è in concreto una via per sfuggire alle sanzioni ma è la legge che lo ha configurato così».
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