Categories: Giurisprudenza

LEGGE ELETTORALE EUROPEE IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA

Sbarramento al 5%; abolizione delle preferenze (liste bloccate); aumento delle circoscrizioni da cinque a dieci; parità di genere tra uomini e donne; tetto alle spese. Questi i punti della riforma per le elezioni europee approdata oggi in Aula alla Camera e licenziato in commissione Affari costituzionali coi soli voti di Pdl e Lega. Contrarie le opposizioni. In settimana Pd, Udc e Idv si vedranno per mettere a punto emendamenti condivisi, con l’appoggio del Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo, intenzionato a votare contro il provvedimento della maggioranza. Il testo, formato da un articolo e due tabelle (una contenente l’elenco dei territori che compongono le nuove circoscrizioni, l’altra con la riproduzione del fac simile della scheda), punta a ridurre la ”frammentazione esasperata” del nostro sistema. E questo andando incontro all’esigenza, manifestata in tempi non sospetti anche dall’opposizione, di completare la riforma verso una definitiva ”semplificazione” della macchina politica.
Il relatore, Peppino Calderisi, sottolinea che la riforma segue di ”pochi mesi le elezioni politiche, caratterizzate da una storica riduzione del numero dei partiti e con la nascita di due grandi forze nazionali. Una semplificazione percepita come autentica liberazione da parte dell’opinione pubblica. Per questo è opportuno che la deframmentazione del sistema si estenda anche alla nostra rappresentanza in Europa. Del resto, non deve essere un caso se la gran parte delle nazioni applicano la misura massima di soglia esplicita consentita dalla direttiva del Consiglio europeo, ovvero il 5%”.
Quanto alle liste bloccate, per il relatore chi vi si oppone sostiene ”che il voto di preferenza rappresenti l’attribuzione di una più ampia libertà di scelta da parte degli elettori e invece nelle democrazie moderne, caratterizzate da fenomeni di interconnessione politico-economica sempre più ampi, diventa spesso strumento di lobby per lo più trasversali e non sempre di natura legale. In questo contesto il voto di preferenza provoca inevitabilmente un ampliamento dei costi delle campagne elettorali e più in generale di tutta la politica”.

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