L’articolo 6 della bozza della legge di stabilità parla chiaro. I proventi della recente asta delle frequenze saranno destinati per metà al fondo ammortamento titoli di Stato e per l’altra metà al fondo presso il ministero di economia per interventi urgenti e indifferibili. Nulla sarà quindi destinato allo sviluppo della banda ultralarga in Italia.
Con banda ultralarga (UltraWideBand) si indica una tecnica di trasmissione dei dati mediante l’utilizzo di impulsi di energia a radiofrequenza di durata temporale ridotta. Il vantaggio della tecnica sta nel fatto che proprio la brevità del segnale rende l’UWB quasi insensibile alla riflessione dell’onda stessa. Può essere utilizzata con antenne omnidirezionali per le distanze brevi o con antenne direzionali per trasmettere su distanze maggiori.
Mentre la banda larga è associata alla tecnologia delle fibre ottiche, la UWB si avvale di architetture WiMax che permettono la trasmissione dei dati su una rete senza fili Wi-Fi. La tecnologia di WiMax garantisce flessibilità, qualità e sicurezza nell’accesso a reti di telecomunicazioni UWB. I pochi limiti della banda del futuro sono di natura fisica, poiché per migliorare la qualità del segnale è necessario avere speciali antenne orientate nella direzione dell’antenna sorgente. La banda ultralarga, essendo basata su dispositivi semplici e a basso consumo, è la tecnologia adatta all’implementazione di connessioni LAN nel breve periodo.
In Italia siamo ancora in difficoltà con la banda larga:solo una persona su 3 possiede una connessione ad alta velocità. Nonostante la programmazione di investimenti pubblici, quasi sempre congelati in via di attuazione (come dimenticare il Piano Romani?), nel 2011 il 2% della popolazione è ancora in una situazione di divario digitale. I rimedi previsti dal mercato italiano non sono lontanamente paragonabili, in termini di velocità e funzionalità, alla tecnologia DSL. L’accesso alla banda ultralarga è consentito solo al 62% della popolazione. Il 38% degli italiani non ha accesso alla copertura di “next generation” e, d’altra parte, non si registrano avanzamenti nello sviluppo della tecnologia WiMax, che in Italia è disponibile unicamente nella banda di frequenze 3,4-3.6 GHz. La diffusione di WiMax va a cozzare con gli interessi degli operatori UMTS italiani, perché offre lo stesso servizio con costi di connessione inferiori.
Tra conflitti di interesse e giochi di potere, il nostro Paese sta pericolosamente arretrando nel settore delle telecomunicazioni e nella tecnologia in generale.
Giuseppe Liucci
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