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LE DOMANDE DI STAMPA ROMANA ALL’OPINIONE

“Sull’edizione del 7 aprile scorso del quotidiano L’Opinione è apparso un fondo, a firma Redazione, che attacca l’Associazione Stampa Romana e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti, colpevoli, secondo il testo di non difendere i colleghi della testata. Questo perché il sindacato, intervenendo a tutela di tre giornaliste licenziate in tronco, non avrebbe tenuto conto della situazione di difficoltà del giornale, osando attaccare il suo direttore (nonché presidente della cooperativa) Arturo Diaconale. L’Asr – si legge in una nota del sindacato dei giornalisti del Lazio – ritiene necessarie alcune precisazioni e vorrebbe che i dirigenti della cooperativa rispondessero ad alcune domande”.
“1. Perché un aumento di capitale deliberato il 18 dicembre 2009 – scrive l’Asr – viene considerato motivo di licenziamento oltre due anni dopo? Perché il presidente Diaconale aveva più volte affermato (a fronte del mancato pagamento degli stipendi) che chi non se la sentiva di proseguire come socio poteva tranquillamente restare come dipendente? Corrisponde al vero che la consorte del direttore/presidente Diaconale è uscita dalla cooperativa senza che questo comportasse, nel suo caso, il licenziamento?”.
“2. Come mai – chiede ancora il sindacato dei giornalisti del Lazio nella sua nota – quel credito (l’aumento di capitale) diventa causa di licenziamento proprio all’indomani del momento in cui le colleghe si rivolgono al sindacato, chiedendo di essere tutelate anche contro una campagna di pressioni, intimidazioni e offese subite all’interno della testata?”.
“3. Nel fondo si afferma che le colleghe sono state licenziate ‘per comportamento antiicooperativistico’. Ma cosa c’è di meno mutualistico e solidale di un licenziamento? E se il problema era il bilancio e il taglio dei fondi non poteva la cooperativa ricorrere, come hanno fatto decine di testate, a uno stato di crisi che salvasse l’azienda e i posti di lavoro?”.
“Il sindacato – prosegue il comunicato – ha a cuore tanto la sopravvivenza delle testate quanto i posti di lavoro, ma non può permettere che si violino norme contrattuali e leggi dello stato, soprattutto quando un’azienda, come L’Opinione, basa la sua esistenza sul finanziamento pubblico. Un requisito che obbliga a rendere conto, oltre che alla categoria e alle regole che si è data, all’intera platea dei cittadini”.
Quanto all’attacco personale che il fondo fa a Paolo Butturini, il segretario della Asr precisa: “Ho usato l’espressione ‘complici di Diaconale’ nei confronti dei colleghi giornalisti membri del Cda, intendendo che il loro comportamento era in aperta violazione della clausola di solidarietà della legge Istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti. Mi riservo di ricorrere ai probi viri dell’Ordine e dell’Associazione, così come a ogni altra sede legale se i colleghi del Cda, Diaconale in testa, proseguiranno nell’atteggiamento che hanno tenuto finora nei confronti delle colleghe. Ma visto che Diaconale ha fatto anche il sindacalista, confido – conclude Butturini – che faccia appello alla sua lontana esperienza e accolga la proposta conciliatoria della Asr che poggia sulle norme e sul contratto”.

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